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  <title>Palloncini di poesia</title>
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  <description>Il blog della giovin poesia europea</description>
  <language>it</language>
  <pubDate>Thu, 11 Sep 2008 17:05:30 +02:00</pubDate>
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    <title>Ritorniamo in vetta. Con Matt</title>
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    <pubDate>Tue, 22 Jul 2008 12:00:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Pezzi sciolti</category>
            
    <description>Matt vuole guadagnare. Ma è disposto a farlo trasmettendoci la sua energia. Due video ed un’idea semplice come solo le visioni sanno esserlo. Trascorre la giornata ballando, e i vicini si divertono!    La poesia è l’arte di suggerire e di far nascere emozioni. Si rendere uniche le emozioni per unirle. Inizia e finisce con uno sguardo verso l’Uomo. Il suo linguaggio è multiple e sembra appena uscito dalla doccia. Vi proponiamo la visione di questi due video che hanno già fatto il giro del mondo e che probabilmente sta facendo guadagnare l’autore. Ma, oltre all’aspetto monetario, vengono liberate le emozioni che un’azione così semplice e condivida suscita a chi guarda. L’euforia interiore messa a nudo da queste immagini è a buon titolo un messaggio tutto diretto a ciascuno, per collocarci un po’ di più sulla strada della fede nell’Uomo. Un’altra iniezione di poesia informale. Andiamo! &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;&lt;div align=“center”&gt;&lt;object width=&quot;425&quot; height=&quot;344&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/bNF_P281Uu4&amp;hl=fr&amp;fs=1&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;allowFullScreen&quot; value=&quot;true&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.youtube.com/v/bNF_P281Uu4&amp;hl=fr&amp;fs=1&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; allowfullscreen=&quot;true&quot; width=&quot;425&quot; height=&quot;344&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;&lt;div align=“center”&gt;&lt;object width=&quot;425&quot; height=&quot;344&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/zlfKdbWwruY&amp;hl=fr&amp;fs=1&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;allowFullScreen&quot; value=&quot;true&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.youtube.com/v/zlfKdbWwruY&amp;hl=fr&amp;fs=1&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; allowfullscreen=&quot;true&quot; width=&quot;425&quot; height=&quot;344&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;</description>
    
    
    
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    <title>La festa di San Giorgio dei librai indipendenti di Francia</title>
    <link>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2008/04/22/El-Sant-Jordi-dels-llibreters</link>
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    <pubDate>Fri, 02 May 2008 17:37:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Agenda</category>
            
    <description>I librai indipendenti in Francia adottano la tradizione della giornata di San Giorgio per difendere il loro lavoro, e promuovere “un’autentica democrazia culturale” nel mese delle fiere del libro europee.    &lt;img title=&quot;El caballero San Jordi matando al dragón (Foto: Sebastià Giralt/Flickr)&quot; alt=&quot;&quot; src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/sebastiagiralt080429.jpg&quot; align=&quot;”left&quot; ” /&gt;Il Giorno di San Giorgio (in catalano San Jordi) è una delle feste più apprezzate e popolaria in Catalogna. Si incontrano in armonia i più diversi elementi. Quello tradizionale: San Jordi è patrono della regione del nordest iberico, protagonista di una famosa leggenda, secondo la quale il cavaliere Giorgio combatté con il drago per salvare una bella principessa dalle sue grinfie. Quello culturale: il 23 aprile coincide con la Festa del Libro (e i librai in quella giornata fanno affari). Quello sentimentale: è un po’ la versione catalana della festa degli innamorati del 14 febbraio. Infine, l’aspetto rivendicativo: durante la dittatura franchista il 23 aprile si trasformò in un giorno di lotta simbolica per la democrazia e le libertà civili e identitarie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Unesco ha dichiarato il 23 aprile Giornata Internazionale del Libro. In Francia, da dieci anni, San Giorgio è anche la giornata dei librai indipendenti, che lottano perché il loro lavoro continui nel senso di consigliare i lettori con criteri diversi da quello delle classifiche editoriali. Per questo l’associazione francese &lt;em&gt;Verbes&lt;/em&gt; promuoverà “la giornata di San Giorgio”, che si celebrerà ogni anno il sabato successivo al 23 aprile, per poter arrivare a più persone possibile. L’obiettivo principale è che la gente prenda familiarità con le librerie del proprio quartiere e che se ne appropi come consumatori. Marie Rose Guarnieri è responsabile di &lt;em&gt;Verbes&lt;/em&gt;, nonché proprietaria della Librairie des Abbesses, nel cuore di Montmartre, a Parigi. È stata lei ad aver avuto l’iniziativa e ha richiamato il resto dei librai indipendenti affinché si aggiungessero a una giornata di festa e rivendicazione della coscienza letteraria: ogni anno, per San Giorgio, verrà offerta una rosa per ogni acquisto. Nel 2007 il fiore è stato accompagnato da un manifesto e da una Guida insolita di librai che raccoglieva gli indirizzi dei librai indipendenti di Francia, con la descrizione di ciascuna di essi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tale occasione abbiamo chiesto a Marie Rose che ci raccomandasse qualche poeta francese contemporaneo. Ecco la sua selezione:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Philippe Jaccottet: &lt;em&gt;Ce peu de bruits&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Natalie Quintane: &lt;em&gt;Grand ensemble&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Immagine: il cavaliere San Giorgio che uccide il drago (Sebastià Goralt/Flickr)&lt;/em&gt;</description>
    
    
    
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    <title>Thomas Nispola, surrealismo contemporaneo</title>
    <link>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2008/03/07/Thomas-Nispola-surrealismo-contemporaneo</link>
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    <pubDate>Fri, 07 Mar 2008 16:57:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Profili</category>
            
    <description>Tra Allan Poe e Verlaine, passando per la generazione del Ventisette. Thomas Nispola, voce contemporanea di Tolosa, ci offre i suoi inquietanti versi.    &lt;img src=&quot;http://poetry.cafebabel.com/public/poetry/2314886991_f0b570be32_m.jpg&quot; alt=&quot;Thomas Nispola, nuova voce nel panorama europeo di poesia (Foto Anna Castellari)&quot; title=&quot; Thomas Nispola, nuova voce nel panorama europeo di poesia (Foto Anna Castellari) &quot; align=&quot;left&quot; /&gt;Thomas Nispola ha gli occhi irriverenti dei giovani poeti. Giornalista di Tolosa, redattore a &lt;a href=&quot;http://www.radici-press.net/%20onclick=&quot; window.open(this.href,=&quot;&quot; _blank=&quot;&quot; );=&quot;&quot; return=&quot;&quot; false;=&quot;&quot;&gt;Radici&lt;/a&gt;, rivista multilingue di cultura e attualità italiane, a diffusione francese, sa tenere gli occhi bene aperti sul mondo: e offre uno spaccato della società attuale attraverso i suoi versi taglienti. Senza dimenticarsi della tradizione culturale francese, inglese, spagnola: un mix europeo che si è concretizzato al &lt;a href=&quot;http://poetry.cafebabel.com/it/post/2008/01/06/Terzo-Trieste-Poetry-Slam%20onclick=&quot; window.open(this.href,=&quot;&quot; _blank=&quot;&quot; );=&quot;&quot; return=&quot;&quot; false;=&quot;&quot;&gt;Trieste Poetry Slam&lt;/a&gt; di quest’anno. Le sue immagini surrealiste ci trapanano la testa come immagini di Buñuel e del suo &lt;em&gt;Perro andaluz&lt;/em&gt;. I suoi &lt;em&gt;nevermore&lt;/em&gt; rimandano ad allitterazioni in sospeso tra Edgar Allan Poe e Paul Verlaine. A tratti ironico, a tratti angosciante, fa rivivere all’uomo moderno le angosce esistenzialiste attraverso i suoni metallici e discordanti dei suoi versi. Contribuendo a restituire, chissà, un ruolo concreto ai poeti, spesso considerati ai margini della società. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Pubblichiamo qui due sue poesie lette in occasione del Trieste Poetry Slam. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;C’è un’altra persona&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C’è un’altra persona aldisopra del mio occhio&lt;br /&gt;
C’è un’altra persona nel davanti della mia testa&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’ho detto&lt;br /&gt;
L’ho detto perché si sapesse&lt;br /&gt;
L’ho detto perché non si faccia come niente fosse&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
C’è un’altra persona aldisopra del mio occhio&lt;br /&gt;
C’è un’altra persona difronte alla mia testa&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Idealmente, non ci sono per nessuno&lt;br /&gt;
Nel mio ideale, nessuno è qui per me&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per il mio ideale, percorro i sentieri di una montagna secca&lt;br /&gt;
E il mio cane è figlio del Messico&lt;br /&gt;
&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;che fa partire le tartarughe-fontane dalla pietra&lt;br /&gt;
Nel mio ideale, sono il sardo che s’inclina un po’ verso la terra&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;e la pugnala&lt;br /&gt;
Il sardo che si serve le labbra giunte&lt;br /&gt;
Perché sa che non si parla con la terra&lt;br /&gt;
Ma neanche con gli uomini&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel mio ideale, il tempo diventa quello di una radice&lt;br /&gt;
Il tempo diventa il tempo di una radice che entra in un’acqua che entra in un uomo&lt;br /&gt;
E che cerca l’intruso&lt;br /&gt;
Giacché conosce le tacite reti che legano la pancia all’anima e il fegato alla parola&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;Radice 		Cerca&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il mio ideale, sono io in una città che marcio e macino il modo di disarcionare gli stronzi&lt;br /&gt;
Sono io che cammino e rumino il modo di dire cos’è un arnarco&lt;br /&gt;
Sono io che marcio e divento un po’ meno marcio&lt;br /&gt;
Ogni passo mi avvicina alla velocità della luce&lt;br /&gt;
Ogni passo prolunga un po’ la mia vita&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Da quando i miei piedi hanno deciso per la mia testa&lt;br /&gt;
Da quando il tempo non ha più padrone&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;E ha deciso per i miei piedi&lt;br /&gt;
Da quando sono alla mercè del tempo, al suo servizio, tra le sue mani buone&lt;br /&gt;
Talvolta poggio un po’ la testa sul petto del mio ideale&lt;br /&gt;
Per contemplare l’orrore dei padiglioni e il pretesto dei gitani&lt;br /&gt;
Per vedere i cerchi tracciati nei campi che hanno fatto l’uomo&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;Dai padri del fabbricante di tartarughe&lt;br /&gt;
Quei campi che ora fanno i polli! &lt;br /&gt;
Ho la testa reclinata per vedere questi cerchi&lt;br /&gt;
E i cerchi di allucinazioni che si disegnano nei tuoi occhi quando ti parlo&lt;br /&gt;
Eppure ti chiedevo di stare qui&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Guardo intorno a me. Non sono nei cerchi&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;e sono solo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando finiscono di parlarmi&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;Del cervo che si reincarna&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;Di una freccia nel suo cuore&lt;br /&gt;
E di uno schizzo rosso che zampilla dalla testa&lt;br /&gt;
Mi alzo rapido e me la filo. &lt;br /&gt;
Perché nessuno parli in mia vece&lt;br /&gt;
A chi mi è simpatico, che si è tatuato la guancia. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Noi non siamo più poeti&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi non siamo più poeti&lt;br /&gt;
Corvi noi siamo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Noi non siamo più poeti&lt;br /&gt;
Corvi noi siamo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non siamo più poeti&lt;br /&gt;
Corvi noi siamo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ti scrutiamo dall’alto&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;Delle linee telefoniche&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Noi non siamo più poeti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Corvi noi siamo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ti scrutiamo dall’alto&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;dei fili elettrici&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Noi non siamo più poeti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Corvi noi siamo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ti scrutiamo&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;appollaiati alle antenne&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;della tivù&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Noi non siamo più poeti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Corvi noi siamo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ti scrutiamo   dai campi nei quali spigoliamo&lt;br /&gt;
Mentre tu passi con la tua&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;automobile e vai a pagare&lt;br /&gt;
il diritto&lt;br /&gt;
di circolare&lt;br /&gt;
in automobile&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Noi non siamo più poeti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Corvi noi siamo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ti guardiamo mentre entri nelle scuole       nelle domeniche di maggio&lt;br /&gt;
Mentre spiegazzi undici fogli&lt;br /&gt;
E scegli il capo di una moltitudine&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Noi non siamo più poeti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Corvi noi siamo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non abbiamo un leader noi&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;Le stagioni &lt;br /&gt;
ci conoscono&lt;br /&gt;
non ti hanno mai visto&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Noi non siamo più poeti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Corvi noi siamo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E pare inoltre che noi corvi si viva a lungo     vero? &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tu non saprai mai&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Preferisci mettere tra te e&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;noi&lt;br /&gt;
Un paraurti&lt;br /&gt;
Applausi, ragioni d’esistere&lt;br /&gt;
Consiglieri dell’ufficio di collocamento, fili, fili, fili&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Preferisci tra te e &lt;br /&gt;
noi&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;apporre libri&lt;br /&gt;
e giornate&lt;br /&gt;
e René Char incellofanati&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;Sotto un paio di dvd porno&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Noi non siamo più poeti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Corvi noi siamo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E le lingue		non c’imprigionano&lt;br /&gt;
Le lingue ci sciolgono e noi le sciogliamo &lt;br /&gt;
Impossibile		prenderci in ostaggio		insieme ad una lingua&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Noi non siamo più poeti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Corvi noi siamo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ci ritroviamo 	talvolta&lt;br /&gt;
In tre		in sette		o in centomila&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;Laddove tu proprio non avresti mai pensato&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;E lo senti questo casino?! &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Noi non siamo più poeti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Corvi noi siamo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ci caviamo gli occhi da soli&lt;br /&gt;
Per sfuggire alla tirannia dell’arcobaleno&lt;br /&gt;
E liberare lo spettro&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Noi non siamo più poeti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Corvi noi siamo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E ti veniamo dietro&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
Quando sei per strada insieme a tuo figlio&lt;br /&gt;
Quando gli spieghi la vita&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Noi non siamo più poeti&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Corvi noi siamo&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E dalla tua finestra entriamo una sera&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;Per farti diventare pazzo&lt;br /&gt;
E ad ogni tua domanda &lt;br /&gt;
Risponderemo ormai&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nevermore&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;(Traduzione dal francese di Anna Castellari)&lt;/em&gt;&amp;nbsp;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Tutti i primi martedì del mese, Thomas Nispola e l’associazione Hélicon organizzano serate di poetry slam nel caffè “Le Celtic” a Tarbes (Hautes-Pyrénées). «Con Hélicon, cerchiamo di diffondere la cultura, di lasciarla fare a chi se la sente e di superare le divisioni dii stile e di generazione» afferma Nispola. Sono tutte serate gratuite o a participazione libera: slam, proiezioni di film in presenza del regista, serate funk, presto anche teatro ed altro.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br&gt;
&lt;div align=center&gt;&lt;object width=&quot;420&quot; height=&quot;337&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://dailymotion.alice.it/swf/x47k57&amp;v3=1&amp;related=1&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;allowFullScreen&quot; value=&quot;true&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;allowScriptAccess&quot; value=&quot;always&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src=&quot;http://dailymotion.alice.it/swf/x47k57&amp;v3=1&amp;related=1&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; width=&quot;420&quot; height=&quot;337&quot; allowFullScreen=&quot;true&quot; allowScriptAccess=&quot;always&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br/&gt;&lt;b&gt;&lt;a href=&quot;http://dailymotion.alice.it/video/x47k57_slam-celtic-tarbes-helicon_events&quot; target=”_blank”&gt;slam en Le Celtic de Tarbes - Hélicon&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;&lt;br/&gt;&lt;/div&gt;</description>
    
    
    
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    <title>Antonio Gamoneda: «La poesia non cambia il mondo. Ma affina e rende più forti le coscienze»</title>
    <link>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2008/03/03/Antonio-Gamoneda%3A-La-poesia-no-cambia-el-mundo-pero-afina-e-intensifica-las-conciencias</link>
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    <pubDate>Wed, 05 Mar 2008 15:59:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Profili</category>
            
    <description>Parliamo di poesia con Antonio Gamoneda, 76 anni, nell’hotel di San Roque, paesino andaluso, dove si sta riposando prima di un incontro letterario. Come ogni buon messaggero di sensazioni, al momento di parlare continua a sorprendere non solo per la sua capacità poetica, ma anche per un’umiltà senza fronzoli.    &lt;img src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/gamoneda030308.jpg&quot; alt=&quot;El poeta español Antonio Gamoneda, ganador del Premio europeo de literatura y el Premio Cervantes 2006 (foto, elenac/flickr)&quot; title=&quot;El poeta español Antonio Gamoneda, ganador del Premio europeo de literatura y el Premio Cervantes 2006 (foto, elenac/flickr)&quot; align=&quot;left&quot; /&gt;«Talvolta ho il sospetto che la miglior poesia europea si trovi in Portogallo». Parola di Antonio Gamoneda, nientemeno che vincitore del &lt;a href=&quot;http://europa.eu/50/news/interview/070622_it.htm&quot; onclick=&quot;window.open(this.href,'_blank'); return false;&quot;&gt;Premio Europeo di Letteratura&lt;/a&gt; e del &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Miguel_de_Cervantes&quot; onclick=&quot;window.open(this.href,'_blank'); return false;&quot;&gt;Premio Cervantes&lt;/a&gt;, il riconoscimento letterario più importante nella comunità ispanofona nel mondo: i due premi ricevuti nello stesso anno. Quanto alla produzione letteraria spagnola ha una sua opinione ben precisa. «Credo che la Spagna non abbia un ruolo determinante nella letteratura europea. E che, in fin dei conti, non abbia un ruolo determinante nemmeno nella poesia europea».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Un poeta provinciale&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Essere stato premiato con premi di questo tipo ha rivoluzionato la tranquilla vita di questo autore, che si definisce «poeta provinciale». Cresciuto nella durezza della Guerra Civile, oggi il poeta cerca momenti di tranquillità tra i molti viaggi e riconoscimenti. «Sono riuscito a chiudermi totalmente in me stesso per lavorare nei treni, anche se non è come lavorare a casa». Uno di questi viaggi l’ha portato poco tempo fa a San Roque, paesino andaluso, non prima di aver toccato Grecia, Italia e alcuni paesi arabi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Gamoneda riflette prima di rispondere. Misura le parole lentamente, ma con una lucidità vivissima che ben si confà all’immagine del suo volto vissuto di decenni di letteratura e di ricordi di bambino. La raccolta delle sue memoria uscirà in questi primi mesi del 2008.
«In teoria sono finite, ma mi conosco, e so che in qualsiasi momento posso decidere non di correggere, ma perfino di riscriverle.
Sto anche aspettando una relazione giuridica favorevole per queste memorie: in esse infatti non si nasconde nessuna verità, comprese quelle che vanno contro il memorialista stesso, ma ci sono anche fatti imputabili a terzi». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Che opinione ha un poeta di quest’età di fenomeni come internet e la globalizzazione? «Non ho mai visto una pagina internet, né so cosa sia. Credo che in provincia un poeta possa trovare la solitudine di cui ha bisogno senza perdersi né opporsi all’amicizia e alla solidarietà nelle relazioni umane in termini generali». Tuttavia nella sua vita è la solitudine a predominare. «Penso che tutto quello di cui ha bisogno un poeta sia solitudine, silenzio e fogli bianchi».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Testimone della Guerra Civile spagnola&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Della difficile epoca della Guerra Civile Spagnola il letterato ricorda che vedeva passare ogni giorno le corde di prigionieri sotto casa. «Andavano sempre da una parte. E non li vedevo tornare mai». Tra le urla sconsolate delle donne, i cui mariti erano stati deportati a qualsiasi ora della notte.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esperienze queste, che associate alle umili condizioni in cui viveva, hanno fatto in modo che Gamoneda si formasse una visione particolare dell’esistenza. Portandolo, negli anni Cinquanta, a far parte di un movimento, quello della poesia sociale spagnola, per poi separsene e rimanere distaccato da etichette e classificazioni di studiosi dell’arte letteraria. «La poesia è un’arma carica di futuro, come diceva lo storico poeta sociale spagnolo Gabriel Celaya. Il povero &lt;a href=&quot;http://www.girodivite.it/antenati/xx3sec/_celaya.htm&quot; onclick=&quot;window.open(this.href,'_blank'); return false;&quot;&gt;Gabriel&lt;/a&gt;, persona squisita, non si rendeva conto che stava dicendo quasi la stessa cosa che diceva &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Jos%C3%A9_Antonio_Primo_de_Rivera&quot; onclick=&quot;window.open(this.href,'_blank'); return false;&quot;&gt;José Antonio Primo de Rivera&lt;/a&gt;, tra gli ideologi del fascismo spagnolo, quando affermava che «solo i poeti sono in grado di cambiare i popoli».
Entrambe le affermazioni sono false. Magari potesse essere così! Così, invece, non è. La poesia non è in grado di cambiare la società o la storia, non è uno strumento. Quello che sa fare è affinare e rendere le coscienze più forti.
Crea una qualità di pensiero legata all’osservazione e alla critica dei fatti. E ha a che vedere anche con il desiderio che questi siano al tempo stesso belli e giusti».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;La vita degli odori&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dal suo mondo personale, nelle sue memorie intitolate &lt;em&gt;Un armario lleno de sombras&lt;/em&gt;  (“Un armadio pieno di ombre”, &lt;em&gt;ndr&lt;/em&gt;) spicca un’immagine, un odore che riporta in vita un essere scomparso. Una fragranza che viene da questo stesso armadio che dà il nome alla sua biografia: «Mia madre morì, e quell’armadio rimase chiuso due o tre anni. Un giorno, ero solo in casa, ho aperto l’armadio, e quello che c’era dentro era una grande oscurità. La stessa camera era al buoi. L’armadio non riceveva luce, rimaneva pieno di ombra.
Ma in quell’armadio io ho ricevuto una delle sensazioni e una delle esperienze più forti della mia vita. Aprendolo, mettendoci dentro la testa, ho recuperato l’odore di mia madre viva, che era rimasto impregnato lì dentro.
Era morta da tre anni, ma ho percepito l’odore che aveva in vita. Un momento di fortissima commozione. In qualche modo, rivedere il contenuto di quell’armadio mi ha portato ad una volontà di ricupero dei ricordi».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Pubblichiamo qui due poesie di Antonio Gamoneda&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt; Cado sopra alcune mani&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
Quando ancora non sapevo&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
che vivevo in delle mani&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
passavano sul mio volto e il mio cuore.&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
Sentivo che la notte era dolce&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
come un latte silenzioso. E grande.&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
molto più grande della mia vita.&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;Madre: &lt;br /&gt;
eran le tue mani e la notte insieme.&lt;br /&gt;
Per questo quell’oscurità mi amava.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Non me lo ricordo ma è con me.&lt;br /&gt;
Dove io esisto più, nel dimenticato,&lt;br /&gt;
stanno le mani e la notte.&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;Talvolta,&lt;br /&gt;
quando la mia testa è appesa sopra la terra&lt;br /&gt;
e non ne posso ormai più ed è vuoto&lt;br /&gt;
il mondo, talvolta, sale l’oblio&lt;br /&gt;
ancora al cuore.&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;E m’inginocchio&lt;br /&gt;
a respirare sulle tue mani.&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;Scendo&lt;br /&gt;
e tu nascondi il tuo volto; e sono piccolo;&lt;br /&gt;
e le tue mani sono grandi; e la notte&lt;br /&gt;
viene di nuovo, viene di nuovo.&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;Mi riposo&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
dal mio essere uomo, mi riposo dal mio essere uomo.&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
*****&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
Quantità di tempo&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
situano quantità di suono.&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
Ascolto al di là della morte.&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
La musica si alza&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
da un pozzo di silenzio; &lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
è coltivazione d’aria&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
in timpani di fuoco&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
&lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
ed è entrato in me. &lt;br style=&quot;font-weight: normal;&quot;&gt;
Ora è musica il mio pensare. &lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;&lt;strong&gt;Gamoneda riceve il Premio Cervantes&lt;/strong&gt;
&lt;object width=&quot;425&quot; height=&quot;355&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/A3UjVymh3nA&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;wmode&quot; value=&quot;transparent&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.youtube.com/v/A3UjVymh3nA&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; wmode=&quot;transparent&quot; width=&quot;425&quot; height=&quot;355&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;
&lt;/div&gt;
&lt;br&gt;
&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Intervista di Jorge Guérrez Torrejón - Huelva&lt;/strong&gt;&lt;/dd&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/strong&gt;</description>
    
    
    
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    <title>Festival di Perfopoesia a Siviglia</title>
    <link>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2008/02/21/Festival-di-Perfopoesia-a-Siviglia</link>
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    <pubDate>Thu, 21 Feb 2008 13:43:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Ultimissime</category>
            
    <description>La Perfopoesia, chi è costei? Una parola che non esiste sul vocabolario. Ma che si materializzerà a Siviglia tra il 21 e il 24 febbraio 2008, mescolando poesia e performance.    L’evento è coordinato dal poeta Antonio García Villarán, agitatore di animi ed editore vicino al movimento della poesia dell’assurdo, in voga nel decennio attuale in Spagna. Che spiega, però, «che il festival non rende omaggio a nessuna etichetta poetica». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;
&lt;div align=center&gt;&lt;object width=&quot;425&quot; height=&quot;355&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/kjscWhXOXQM&amp;rel=1&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;wmode&quot; value=&quot;transparent&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.youtube.com/v/kjscWhXOXQM&amp;rel=1&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; wmode=&quot;transparent&quot; width=&quot;425&quot; height=&quot;355&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;br /&gt;&lt;br /&gt;Siviglia è, storicamente, culla di moltissimi poeti di lingua spagnola. Tra i circoli letterari si parla sempre più di “rivoluzione del sud”. Insiste Villarán: «Lo scopo principale è quello di creare un festival di poesia a Siviglia», che chiuderebbe, finalmente, il periodo di letargia seguito ai fasti della celebre Esposizione Universale del 1992. Sono finalmente tornati i giovani, fioccano nuove iniziative e i finanziamenti, pubblici o privati, non si fanno attendere. Il risultato? Un caos poetico garantito. L’obiettivo concreto, secondo gli organizzatori, è quello di «far uscire la poesia dai tavoli degli uffici e le lampade da ufficio dai saloni poetici». Ragion per cui questo primo Festival Internazionale di Perfopoesia adotta ogni sorta di azione in città. Durante il festival verranno distribuiti per strada sacchetti di plastica pieni di ceneri dei versi antichi, per le strade si vedranno diverse gru in cima alle quali i poeti declameranno le loro poesie al megafono; saranno presentati libri e riviste letterarie, ci sarà un ciclo di conferenze e letture pubbliche in caffè e spazi culturali, e infine una dei poeti andrà in giro per la città vestita di bottiglie di plastica piene di poesie al loro interno. La poetessa inviterà i passanti a tirar fuori le poesie dalle bottiglie e a leggerle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il concetto di Perfopoesia è piaciuto così tanto che, come puntualizza Villarán, «perfino i conferenzieri ci hanno annunciato che i loro interventi saranno piuttosto delle perfoconferenze». Per scoprire questi ed altri eventi che animeranno la città non resta che recarsi al festival.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per saperne di più, clicca &lt;a href=&quot;http://www.festivalperfopoesiasevilla.com/FESTIVALPERFOPOESIA.html&quot; target=&quot;”_blank&quot;”&gt;qui&lt;/a&gt;.</description>
    
    
    
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    <title>Costituzione, o poesia o niente</title>
    <link>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2008/01/24/La-Constitucion-sera-un-poema-o-no-sera</link>
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    <pubDate>Mon, 28 Jan 2008 15:00:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Pezzi sciolti</category>
            
    <description>Il 31 gennaio, Giornata della Poesia, alle 11,30 a Bruxelles, il Collettivo di Poeti Brussellesi presenterà nel Parlamento Europeo la Prefazione e i primi articoli della costituzione europea. In versi.    Un gesto di fierezza e impegno politico da parte dei poeti che si sono imbarcati nel difficile compito di ridare vigore alla sforturnata Costituzione Europea. Mettendola in versi. David Reybrouck, Peter Vermeersch, Geert van Istendael, il rapper &lt;a href=&quot;http://www.manza-rafik.be/&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;Manza&lt;/a&gt;, Laurence Vielle e &lt;a href=&quot;http://www.xavierqueipo.com/&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;Xavier Queipo&lt;/a&gt; sono i poeti incaricati di occuparsi di quest’insolita sfida. La Costituzione poetica si propone di «rimettere la discussione dei principi fondamentali dell’Europa al suo posto: la sfera pubblica dei cittadini liberi e impegnati»&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«L’idea è nata pochi mesi fa» a &lt;a href=&quot;http://www.passaporta.be/site/?page=home&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;Passa Porta&lt;/a&gt;, la Casa Internazionale della Letteratura di Bruxelles, come ci informa Piot Joostens, responsabile stampa. «Vorremmo che la costituzione venisse messa in versi in diverse lingue, tra le quali, ad esempio, il neerlandese, il francese o anche il gallego». Dal collettivo viene specificato che «è la prima volta che ci si lancia nell’avventura di mettere in versi testi legali. E che in ogni caso ci si concentra più negli aspetti simbolici che in quelli puramente tecnici». Una condizione confermata dal poeta spagnolo Xavier Qeipo, che si occupa in questo momento di mettere in versi un articolo sulla composizione dell’Europa in popoli e un altro sulle sue lingue. Qeipo scrive in gallego, lingua ufficiale in Spagna ma non ancora nell’Ue, e chiarisce che la messa in versi «non viene fatta sempre in stile classico, ma spesso si dà al versetto».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;img src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/xavierqueipo240108.jpg&quot; alt=&quot;Xavier Queipo (Foto, Ce Tomé)&quot; title=&quot;Xavier Queipo (Foto, Ce Tomé)&quot; align=&quot;left&quot; /&gt;«Per adesso ci concentriamo sui principi, dal momento che quello che ci sembra più interessante sono le basi della convivenza comune» spiega sottolineando che hanno iniziato a leggere altre costituzioni, come quella sudafricana. «L’insuccesso della costituzione e il disordine politico in Belgio, che ha trascorso oltre sei mesi senza governo, ci hanno dato il la per questa iniziativa. Visto che i politici hanno fallito, noi ci dirigiamo più ai popoli che allo statuto dei mandarini della politica» conclude il biologo e scrittore, che vive a Bruxelles dal 1989. La sua attività di creazione è nata ai tempi in cui lavorava in barche da pesca vicino all’Artico. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nell’aprile del 2009, due mesi prima delle prossime elezioni europee, si presenterà solennemente la Dichiarazione della Costituzione europea in versi e si prevede l’uscita di un volume, al quale verrà data la massima diffusione, grazie ai mezzi di Europalia e al Movimento europeo belga, sostenitori anch’essi dell’iniziativa.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per assistere alle cerimonie o ottenere maggiori informazioni scrivi a &lt;a href=&quot;http://poetry.cafebabel.com/it/post/2008/01/24/mailto:vanwayenbergh@europese-beweging.be&quot;&gt;vanwayenbergh@europese-beweging.be&lt;/a&gt; o chiama 0032 (0)2 231 06 22.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Xavier Qeipo (Foto Ce Tomé)&lt;/em&gt;</description>
    
    
    
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    <title>In memoria di Henri Chopin e Jordi Pope</title>
    <link>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2008/01/14/En-memoria-de-3-poetes%3A-Henri-Chopin-Jordi-Pope-i-Ray-Jonson</link>
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    <pubDate>Fri, 18 Jan 2008 16:53:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Efemeridi</category>
            
    <description>Alcuni studi lo provano. Il periodo post natalizio è quello in cui muoiono più persone. I poeti, spesso vulnerabili, non fanno eccezione. In questo mese abbiamo perso la presenza di due personalità inimitabili della poesia contemporanea: Henri Chopin e Jordi Pope.    &lt;strong&gt;Henri Chopin (1922-2008) &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Una poesia senza corpo e senza voce è una poesia amputata”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;img title=&quot; Henri Pope pendant une de ses performances (photo, sfd vpa)&quot; alt=&quot; Henri Pope pendant une de ses performances (photo, sfd vpa)&quot; src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/chopin_perform150108.jpg&quot; align=&quot;left&quot; /&gt;Era uno dei padri della poesia Sonora. Uno tra i poeti più radicali della poesia europea del Ventunesimo secolo. Il poeta del suono e del corpo, il poeta che andava contro la scrittura, il poeta che scava nel corpo e nella tecnologia, che scopre che c’era un mondo intero da scoprire e un nuovo modo di scrivere per spiegarlo. Con Bernard Heidieck e François Drufêne, il poeta che aveva introdotto l’utilizzo della tecnologia nella poesia contemporanea, l’unico poeta che non amava pubblicare libri. Poeta di corpo e di voce, poeta dell’hic et nunc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“La civiltà della carta è sul punto di morire” amava ripetere. Il poeta francese è morto il 13 gennaio a 85 anni a Deheram (Inghilterra). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Vi proponiamo questi link&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;http://www.ubu.com/sound/chopin.html&lt;br /&gt;http://www.sfd.at/henrichopin&lt;br /&gt;http://blog.wfmu.org/freeform/2006/02/henri_chopin_fi.html&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Jordi Pope (1953-2008)&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;“La non riflessione, la nudità del vomito”&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img title=&quot;Jordi Pope (cyberpoem)&quot; alt=&quot;Jordi Pope (cyberpoem)&quot; src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/5popecyberpoem150108.jpg&quot; align=&quot;left&quot; /&gt;La notte del 10 gennaio 2008 è morta una figura indimenticabile della poesia barcellonese, che brillava dagli anni Settanta. Compagno di avventure letterarie di Joan Vinuesa, Enric Casasses, David Castello e altri scrittori del boom catalano degli ultimi decenni, era il fondatore del movimento &lt;em&gt;o así&lt;/em&gt; (“o così”). Poeta della ricerca, personalità snobbata dalla cultura ufficiale, era il poeta scomodo, la fragilità fatta corpo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Vi proponiamo questi link:&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;http://www.xtec.es/~rsalvo/articles/pope.htm&lt;br /&gt;http://www.propost.org/escoffet/articles_pope.htm&lt;br /&gt;http://www.cyberpoem.com/poets/pope.htm&lt;br /&gt;</description>
    
    
    
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    <title>AJO: Striptease cardiovascolare a base di micropoesia</title>
    <link>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2008/01/15/AJO%3A-Striptease-cardiovascolare-a-base-di-micropoesia</link>
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    <pubDate>Tue, 15 Jan 2008 15:46:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Ultimissime</category>
            
    <description>Si chiama Striptease Cardiovascolare. È il nome degli spettacoli di una micropoetessa spagnola, &lt;a href=&quot;http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&amp;amp;friendid=131549121&quot; target=&quot;”_blank&quot; ”&gt;AJO&lt;/a&gt; (“aglio”). La sua opera va forte nella scena underground-chic madrilena e le sue frecciate poetiche sono un inno alla libertà creativa senza pari. Sottile, sagace, precisa, con una buona dose di malizia. Irriverenza pura contro i formalismi lirici. AJO, l’antiaccademica che nessun accademico vuol perdere di vista.    &lt;p&gt;
&lt;object height=&quot;355&quot; width=&quot;425&quot;&gt;&lt;param NAME=&quot;movie&quot; VALUE=&quot;http://www.youtube.com/v/jWLM6qGTF8c&amp;amp;rel=1&quot; /&gt;&lt;param NAME=&quot;wmode&quot; VALUE=&quot;transparent&quot; /&gt;&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;“Perdonami se ti chiedo delle pere, non sapevo che fossi un olmo”. “Ti adorerò sempre e non mi frega niente di te non rimano ma rimeranno con il tempo”. Ecco due esempi delle sue perle. Perfino politici del governo Zapatero vanno pazzi per le micropoesie della «giovane, brillante, atrabiliare ma lucida», come la definisce l’ex ministro della Cultura Carmen Calvo. Poesie cortissime, come degli haiki informali che declama in un’atmosfera cabarettistica, o di ironico lutto, passando dalla gioia più profonda alla tristezza più nera, o viceversa. Un genere di spettacolo che ci si aspetta ancora di sentire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La micropoetessa è anche musicista e autrice di canzoni. Negli anni Novanta fondò il gruppo rock sperimentale &lt;a href=&quot;http://www.experimentaclub.com/data/mil_dolores/index.htm&quot; target=&quot;”_blank&quot; ”&gt;Mil Dolores Pequeños&lt;/a&gt; e la casa discografica indipendente Por Caridad Producciones. In quell’epoca pubblicò quattro album, e soprattutto il singolo &lt;em&gt;De la piel pa’ dentro mando yo&lt;/em&gt;, interpretato insieme al filosofo e scrittore &lt;a href=&quot;http://es.wikipedia.org/wiki/Antonio_Escohotado&quot; target=&quot;”_blank&quot; ”&gt;Antonio Escohotado&lt;/a&gt;. Oggi AJO è una delle organizzatrici del festival di musica sperimentale &lt;a href=&quot;http://www.experimentaclub.com/festprog07.htm&quot; target=&quot;”_blank&quot; ”&gt;Experimentaclub&lt;/a&gt; di Madrid.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;object height=&quot;355&quot; width=&quot;425&quot;&gt;&lt;param NAME=&quot;movie&quot; VALUE=&quot;http://www.youtube.com/v/9OzqjuwfFk0&amp;amp;rel=1&quot; /&gt;&lt;param NAME=&quot;wmode&quot; VALUE=&quot;transparent&quot; /&gt;&lt;/object&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Concha Hierro del Hoyo&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
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    <title>Terzo Trieste Poetry Slam</title>
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    <pubDate>Wed, 09 Jan 2008 18:20:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Agenda</category>
            
    <description>&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Città mitteleuropea, scenario di ispirazioni poetiche per molti grandi del passato, Trieste rivive un periodo di slanci letterari, soprattutto poetici. E ospita il terzo Trieste Poetry Slam.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;L’11 e il 12 gennaio, al &lt;a href=&quot;http://www.myspace.com/gruppotetris&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Club Tetris&lt;/a&gt; in via della Rotonda, l’associazione culturale &lt;a href=&quot;http://www.ammutinati.com/&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Ammutinati&lt;/a&gt; organizza il terzo Trieste Poetry Slam, una competizione a colpi di versi che vedrà partecipare poeti italiani e stranieri. Naturalmente saranno presenti, data la vicinanza geografica, un rappresentante della Slovenia e uno della Croazia, oltre ad un poeta d’Oltralpe. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Nato negli Stati Uniti, il Poetry Slam consiste nella lettura di una o più poesie in massimo tre minuti, eventualmente con sottofondo musicale. Se si sforano i tre minuti si viene penalizzati nel voto finale. La giuria, formata da cinque persone estratte a sorte dal pubblico, è guidata da un EmCee (Master of Cerimony), termine quest’ultimo mutuato dallo slang dell’hip hop. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Un modo tutto nuovo, insomma, per far arrivare la poesia – orale – ad un pubblico giovane, attraverso lo strumento della performance poetica; e, scegliendo a caso i membri della giuria dal pubblico, si dà al pubblico stesso la possibilità di giudicare la poesia, sia&amp;nbsp;come performance che&amp;nbsp;come qualità dei versi. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class=&quot;MsoNormal&quot;&gt;&lt;span&gt;Palloncini di Poesia sarà presente alla competizione e vi terrà aggiornati sulla gara... Clicca &lt;a href=&quot;http://lellovoce.altervista.org/spip.php?article1165&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;qui&lt;/a&gt; per tutti i dettagli e il programma delle due serate.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
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    <title>Tarek Eltayeb: «Quando Nagib Mahfuz mi chiedeva di leggere le mie poesie»</title>
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    <pubDate>Wed, 02 Jan 2008 12:06:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Profili</category>
            
    <description>Scintillante dicembre viennese. Caffè Ritter, uno dei caffè storici della città. Tra un mercatino di Natale e una capatina al &lt;a href=&quot;http://www.leopoldmuseum.org/&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;Museo Leopold&lt;/a&gt;, dove si respira la &lt;em&gt;nouvelle vague&lt;/em&gt; artistica d’inizio secolo di Shiele e Klimt, abbiamo modo d’incontrare &lt;a href=&quot;http://www.eltayeb.at/&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;Tarek Eltayeb&lt;/a&gt;, annoverato tra i maggiori poeti e scrittori contemporanei egiziani.    &lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://poetry.cafebabel.com/public/poetry/blog_img/infanzia.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;È stato nella città mitteleuropea per eccellenza, Trieste, che l’ho incontrato per la prima volta, in ottobre: era stato invitato al festival internazionale &lt;a href=&quot;http://www.sidaja.eu&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;Sidaja&lt;/a&gt;, organizzato dalla Casa della Poesia, al quale ogni anno presenziano i poeti più rilevanti della scena europea e mondiale (quest’anno, tra gli altri, Rosaria Lo Russo, l’angloamericana Judi Benson, il portoghese Casimiro De Brito, l’islandese Sigurbiörg Thrastardóttir e il croato Branko Čegec).&lt;br /&gt;
Eltayeb mi è parso subito disponibile e sorridente. Ora, nel gremito caffè Ritter, parla a lungo della sua infanzia e della sua vita, senza reticenze.&lt;br /&gt;
Ed è proprio qui che ha scritto una delle sue poesie preferite, &lt;em&gt;Acqua e caffè&lt;/em&gt;, di cui riportiamo la traduzione di Costanza Gruber pubblicata nel volumetto &lt;em&gt;Sidaja 2007 - Incontri Internazionali di Poesia - VII edizione&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div align=&quot;left&quot;&gt;&lt;strong&gt;Acqua e caffè&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Cento volte al giorno ripete: &lt;br /&gt;
«Devo tornare, qui regna l’inclemenza. &lt;br /&gt;
Laggiù il bene e il calore e...» &lt;br /&gt;
Poi tace&lt;br /&gt;
Gli chiedo: «&lt;em&gt;laggiù&lt;/em&gt;, dov’è?» &lt;br /&gt;
Egli indica la direzione con la mano&lt;br /&gt;
E il suo volto perde i tratti&lt;br /&gt;
Poi tace&lt;br /&gt;
Lo prendo per mano e in un angolo tranquillo della taverna&lt;br /&gt;
Ci sediamo ad un tavolo&lt;br /&gt;
Ordino un caffè per lui, acqua per me&lt;br /&gt;
Gli parlo in arabo e aggiungo acqua al suo caffè&lt;br /&gt;
Si irrita: «Sei pazzo?»&lt;br /&gt;
Cerca di togliere l’acqua dal caffè&lt;br /&gt;
Cerca&lt;br /&gt;
Cerca di restituire l’acqua all’acqua.&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt; Un’infanzia tra Steinbock, Hemingway e i racconti delle donne&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tarek racconta che suo padre aveva una biblioteca piuttosto fornita, che spaziava dagli autori classici arabi ad altri moderni ed occidentali. «Era una grande appassionato di letteratura. Quando leggeva a letto sfogliavo i libri e i giornali con lui, anche se non sapevo ancora leggere, solo per imitarlo» racconta. «Mi ero convinto non solo che li leggese, ma che fossero scritti da lui, perché, preciso com’era, aveva fatto rilegare diversi libri tascabili in cuoio e aveva munito il retro del libro con la propria firma autografa. Leggeva autori arabi classici, ma anche occidentali quali Steinbock ed Hemingway, e l’egiziano Nagib Mahfuz. Quando sono andato a scuola sapevo già leggere e scrivere, così la maestra, che si era accorta che io ero più avanti degli altri bambini, mi affidava suo figlio, un bambino iperattivo che si calmava solo quando gli raccontavo delle storie. Ma se la storia che gli avevo raccontato di lunedì era iniziata con una scimmia come protagonista, e il martedì parlavo di una giraffa, si arrabbiava e voleva riprendere la storia del giorno prima. È così che nacque, per me, l’esigenza di trascrivere le mie storie». Una serie di circostanze, insomma, che l’hanno condotto per mano nel mestiere di scrittore.&lt;br /&gt;
Anche le donne della famiglia sono state importanti: «Mia madre, mia nonna e mia zia si riunivano ogni pomeriggio con le vicine per cucinare. Queste riunioni tra donne erano per me l’occasione di ascoltare piccanti pettegolezzi e racconti. Quando mio padre mi diceva di andare tra gli uomini, ad ascoltare i loro discorsi di finanza e politica mi annoiavo a morte: molto più divertente ascoltare le donne!». E poi i bambini avevano un ruolo nella famiglia: «Se la nonna usciva per una commissione, per non perdersi una puntata delle serie radiofoniche, che allora duravano una settimana, dava a noi bambini il compito di ascoltarla e di raccontargliela. Ma eravamo piccoli, ognuno di noi aveva una versione diversa della storia: per cui si creavano intrecci di racconti, rielaborazioni in cui ogni bambino ci metteva del suo, che poi mi hanno segnato nella mia professione».&lt;br /&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://poetry.cafebabel.com/public/poetry/blog_img/orange.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Dagli studi in Egitto a Vienna. Passando per l’Irak&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tarek, di origine sudanese, è nato nel 1959 al Cairo e ci ha vissuto per venticinque anni: conosce quindi piuttosto bene la realtà egiziana attuale, complici anche i suoi numerosi rientri in Egitto. Ma com’è finito nella capitale austriaca? «Sono venuto qui senza conoscere la lingua e senza soldi, a ventitrè anni. Non mi considero un poeta in esilio, perché la mia è stata una decisione libera: non c’erano sbocchi né a livello professionale né intellettuale. C’è anche da dire che all’epoca – primi anni Ottanta – c’erano dei problemi politici tra Egitto e Sudan: per il governo ero considerato sudanese, e la pressione fiscale sugli studenti non egiziani si fece molto pesante. Così dopo la laurea in economia iniziai a lavorare per uno studio di auditing, ma le mansioni che mi affidarono erano di segreteria e lo stipendio da fame». &lt;br /&gt;
Siamo nel 1981. Prima di andare a Vienna a specializzarsi, il giovane Tarek decide di viaggiare in un altro Paese islamico. Ma viaggiare nei Paesi islamici non era così semplice: per quanto si considerassero tutti “Paesi fratelli”, era necessario il visto. Tranne che in Irak. Così si reca da un conoscente sudanese che ha un ristorante lì. In un paesino piccolissimo e molto isolato, però. «Eravamo tagliati fuori da tutte le rotte, e il ristorante, piuttosto grande, fatturava pochissimo. Ci trovavamo di fronte ad una stazione di polizia che alle sei del pomeriggio chiudeva i battenti. Da quell’ora fino al mattino successivo le fazioni kurde e arabe combattevano a suon di spari, e noi ci trovavamo proprio in mezzo». Una situazione durissima. Dal 1978 era in corso la guerra tra Iran e Irak, e c’erano problemi a uscire dal Paese. «Tranne che per noi sudanesi, non sospettabili di coinvolgimenti con la guerra. Così il mio conoscente, avendo saputo di essere tra i pochi a poter viaggiare liberamente, si mise a commerciare in spezie e stoffe, cose che si trovavano solo negli altri Paesi. Finché un bel giorno fuggì con i soldi di alcuni clienti e non si fece più vedere: ovviamente questi se la presero con me, e fui costretto a tornare al Cairo».&lt;br /&gt;
È la prima volta che Eltayeb parla di queste disavventure in terra irachena e del suo sedicente amico. Ma c’è stato un qualche influsso di questa losca figura nella sua letteratura? «Non voglio che i suoi figli paghino le colpe del padre. Perciò non ne ho mai parlato finora, anche se probabilmente non mi leggerebbe. Forse, se venisse girato un film su questo periodo della mia vita, potrebbe vederlo e si riconoscerebbe. Ma per ora non è in cantiere». &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;A Vienna per amor d’Europa. E poi per amore&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tornato al Cairo decide di andare in Europa. Ma perché proprio a Vienna? «Non volevo fare come la maggior parte dei sudanesi, che normalmente vanno nei paesi anglofoni o francofoni. Volevo rimettermi in gioco da zero. Così inizialmente avevo pensato alla Germania, poi ho scoperto che in Austria gli studenti provenienti da Paesi considerati del terzo mondo non pagavano le tasse universitarie». Una scelta pratica, insomma, ma anche di interesse culturale. L’Europa l’aveva sempre attratto per la sua diversità culturale e per la società, molto più degli Stati Uniti dove ha l’impressione che da straniero «sia molto difficile vivere, e anche se lì mi offrissero un lavoro meglio retribuito, oggi, non mi sposterei da qui, perché lo stile di vita non mi attira e non risponde alle mie esigenze». Poi conobbe Ursula, sua moglie. «Quando ho detto a mio padre che mi sarei sposato e sarei venuto qui al nord, non mi ha ostacolato. Lui, infatti, unico figlio maschio di un padre con tredici mogli, quando è andato al Cairo per sposare mia madre era stato diseredato da mio nonno. E così non mi ha fatto passare la sua stessa odissea».&lt;br /&gt;
Tutti questi influssi culturali l’hanno certamente influenzato nella lingua: «La mia lingua letteraria, pur essendo arabo classico, ha una gamma di colori e sfumature che derivano dal dialetto sudanese parlato da mio padre, dall’arabo del Cairo e, naturalmente, dal tedesco, visto che vivo qui da oltre vent’anni».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Al Cairo con Nagib Mahfuz&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Un giorno di più di dieci anni fa» racconta nel suo flusso di ricordi «un amico mi propose di andare in un caffè del Cairo vicino a dove si trova la mia casa, e dove Nagib Mahfuz teneva degli incontri letterari. Dicevano che leggesse i miei racconti, ma non ci credevo granché. Quando il Premio Nobel seppe della mia presenza mi chiamò davanti a tutti vicino a lui: mi sono sentito come uno scolaretto, ero emozionatissimo. Mi ha fatto domande sulla vita in Austria, su cosa facessi, su quali fossero le differenze con la società egiziana, ed era molto interessato a conoscere i miei progetti letterari. Non aveva solo letto le mie storie: le conosceva davvero bene». Tarek si emoziona ancor oggi raccontandolo. «Ci siamo rivisti una seconda volta al Cairo, ed era passato molto tempo da quella precedente. Subito Nagib mi chiese se avessi portato qualcosa di nuovo dall’Austria. Così lessi ad alta voce dei racconti». &lt;br /&gt;&lt;img alt=&quot;&quot; src=&quot;http://poetry.cafebabel.com/public/poetry/blog_img/tarek.jpg&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;L’amore ai tempi della censura&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proprio Mahfuz, nel 1994, ha subito un attentato terrorista. Aveva infatti osato inserire a sorpresa alcuni profeti – Mosè, Gesù e Maometto – in un suo romanzo, &lt;em&gt;Awlād hāratinā&lt;/em&gt;, mai pubblicato in Egitto, se non a puntate sul quotidiano del Cairo Al-Ahram (&lt;a hreflang=&quot;it&quot; href=&quot;http://www.unilibro.it/find_buy/Scheda/libreria/autore-mahfuz_nagib/sku-981307/il_rione_dei_ragazzi_.htm&quot;&gt;Il rione dei ragazzi&lt;/a&gt;, pubblicato in Italia da Pironti nel 2001) per il quale ebbe il Premio Nobel: «L’uomo che ha compiuto l’attentato» racconta Tarek «non aveva nemmeno letto il libro. Aveva solo “sentito dire” da qualcuno che il libro era pericoloso per la religione, quindi pensava che la cosa migliore fosse eliminarlo. Dopo la vittoria del Nobel è stato proposto a Mahfuz di pubblicare il libro in Egitto, ma lui ha risposto di no, perché diceva che la gente non l’avrebbe capito».&lt;br /&gt;
A questo punto, la domanda sulla censura in Egitto è d’obbligo: come vede la situazione attuale Eltayeb? «Si tratta di una situazione mista. Da un lato il governo è conservatore, ma anche se la censura non è così evidente, essa arriva da molte direzioni. Tutto ciò che riguarda cultura, balletto, canto è vietato perché non ha a che vedere con la religione, e anche la letteratura è un nemico da sconfiggere. Un mio racconto breve, il cui titolo è traducibile “Loro fuori di qui”, è stato censurato su un giornale egiziano. Nel racconto, in particolare, è stata censurata una scena in cui uno dei protagonisti, il vasaio straniero Jospeh, esprime la sua invidia nei confronti dell’interlocutore, un massaggiatore austriaco cieco, che ha la fortuna di toccare corpi e di avere le mani a contatto con la pelle. Un passaggio ritenuto troppo spinto sessualmente».&lt;br /&gt;
Ma la censura non si ferma solo agli autori di oggi: «Spesso vengono perfino modificati autori antichi. Ci sono persone che fanno ricerche sistematiche su espressioni quali “la baciò”, “la accarezzò”, “la portò a letto”, che diventano “la guardò negli occhi”, “la portò in giardino”. Quattordici anni fa, mi trovavo al Cairo, decisi di comprare i quattro volumi delle &lt;em&gt;Mille e una notte&lt;/em&gt;. Mi diedero quattro miseri volumetti. Chiesi spiegazioni al libraio: mi disse che si trattava “della versione migliorata e depurata da tutte le immoralità e le blasfemie dell’originale”. È una situazione che si ripete ancora oggi; e gli scrittori contemporanei, ormai, sono ridotti a un ghetto, isolati dai poteri in gioco nel Paese».
&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un ringraziamento particolare a Michela Zanotti per la traduzione simultanea dal tedesco&lt;br /&gt;Crediti fotografici: Josiane Jefferson&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;</description>
    
    
    
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      </item>
    
  <item>
    <title>Buona fine, buon inizio!</title>
    <link>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2007/12/18/Alegre-fin-de-2007</link>
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    <pubDate>Sat, 29 Dec 2007 12:33:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Pezzi sciolti</category>
            
    <description>Arrivederci al 2008, con due proposte del poeta portoghese contemporaneo Manuel Alegre – in nomen, homen – personalità importantissima della letteratura lusofona. È stato in tempi recenti protagonista della politica portoghese: si è candidato infatti come indipendente alla presidenza della Repubblica.    &lt;img src=&quot;http://poetry.cafebabel.com/public/poetry/alegre181207.jpg&quot; alt=&quot;Le poète portuguais Manuel Alegre (Photo, bmoeiraas/Flickr)&quot; title=&quot;Le poète portuguais Manuel Alegre (Photo, bmoeiraas/Flickr)&quot; align=&quot;left&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
La redazione di Palloncini di Poesia di cafebabel.com vi invita ad assaggiare due delle poesie della raccolta &lt;em&gt;Babilonia&lt;/em&gt;, pubblicata in patria nel 1983.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;border-style: solid; border-width: 5px; padding: 15px;&quot; ;=&quot;&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;1. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Voglio ascoltare ora il grande canto sotterraneo&lt;br /&gt;
dei treni elettrici dall’interno delle parole&lt;br /&gt;
la moltitudine che scende frettolosa nei corridoi dell’anima&lt;br /&gt;
il sassofono lancinante nella stazione del metrò&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Abbiamo camminao così tanto per arrivare qui&lt;br /&gt;
a questo paesaggio interiore desolato&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Lettera dei fucilati: cantavano la Marsigliese&lt;br /&gt;
La mia generazione è nata dalla guerra&lt;br /&gt;
e abbiamo visto crescere il fungo di Hiroshima&lt;br /&gt;
Abbiamo vibrato tanto con Bogart a Casablanca&lt;br /&gt;
poi abbiamo imparato a cantare Kalinka&lt;br /&gt;
era il tempo delle certezze rotonde come cetrioli&lt;br /&gt;
ogni anno più felici o Kolkhoze&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Siamo anche entrati a cavallo&lt;br /&gt;
con il Che&lt;br /&gt;
a l’Avana&lt;br /&gt;
era il tempo della festa e della guerrilla&lt;br /&gt;
la rivoluzione sarebbe stata un’avventura&lt;br /&gt;
credevamo anche all’abolizione della morte&lt;br /&gt;
Era il tempo in cui la storia somigliava a un treno&lt;br /&gt;
che correva inesorabile verso la Terra Promessa&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ed eccoti solo sull’aratro dei volti senza sguardi&lt;br /&gt;
spogliati persi nel Regno del Multiplo&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il dio di Delfos continua senza oracolo&lt;br /&gt;
In Europa scende la notte e solo colui che attende&lt;br /&gt;
vedrà l’inatteso Così parlò&lt;br /&gt;
Eraclito&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;border-style: solid; border-width: 5px; padding: 15px;&quot; ;=&quot;&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;3. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Puoi dire (ed è vero) che vieni da lontano&lt;br /&gt;
hai attraversato mari e monti&lt;br /&gt;
hai sentito l’odore della polvere e il fischio delle pallottole&lt;br /&gt;
vestito delle tue armi errante nel deserto&lt;br /&gt;
e a volte perso&lt;br /&gt;
nelle strade&lt;br /&gt;
di Babilonia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Quando sei arrivato al gran lido non c’era più il battelliere&lt;br /&gt;
e non hai visto le ombre parlanti passeggiare sul bordo dell’Ade&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tenebre davanti&lt;br /&gt;
tenebre dietro&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Puoi dire (ed è vero) che vieni da lontano&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Come il primo uomo chiedi e non sai&lt;br /&gt;
quel che dorme sembra morto&lt;br /&gt;
nessun battelliere tra questo lido e l’altro lido&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Anche se non ci sono risposte&lt;br /&gt;
devi mantenere la domanda&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Colui che conosce i segreti&lt;br /&gt;
non svelerà quello che era nascosto&lt;br /&gt;
Il destino dell’uomo non fu rivelato&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ecco quello che è necessario incidere sulla pietra&lt;br /&gt;
a Uruk dei muri color di rosa&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La redazione di Palloncini di Poesia vi augura un felice e intenso 2008, sperando di ritrovarvi dall’altra parte dello schermo, a tamburellare sulla tastiera al ritmo della poesia europea contemporanea.&lt;br /&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2007/12/18/Alegre-fin-de-2007#comment-form</comments>
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  <item>
    <title>L’amore nelle strade di Lisbona</title>
    <link>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2007/12/17/El-amor-en-las-calles-de-Lisboa</link>
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    <pubDate>Mon, 17 Dec 2007 19:49:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
            
    <description>Ora finalmente sappiamo quello che vuole il poeta: “deflorare” la sua amata, prenderle il suo fiore, la sua verginità. Vi immaginate l’espressione della madre della giovane alla quale questo innamorato ha dedicato i versi, scritti di fronte a casa della ragazza, a Lisbona?    &lt;p&gt;L’Alfama di Lisbona è certamente uno dei quartieri più poveri delle grandi capitali europee. Questo non impedisce che dai suoi muri sgorghino cultura e sensibilità poetica. Su quest’immagine osserviamo un pezzo di una poesia del cileno Pablo Neruda, che è stato anche ambasciatore del Cile in Spagna e in Francia.&lt;br /&gt;&lt;img title=&quot;Vers de Neruda à l'Alfama&quot; alt=&quot;Vers de Neruda à l'Alfama&quot; src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/nerudaenalfama171207.jpg&quot; ”=&quot;&quot; align=&quot;“center&quot; /&gt;&lt;br /&gt;Si tratta della poesia 14 della sua celebre raccolta &lt;em&gt;Venti poesie d'amore e una canzone disperata&lt;/em&gt;. Il pezzo recita come segue:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voglio fare con te&lt;br /&gt;quel che la primavera fa con i ciliegi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cosa vuol fare con l’amata? Dal tono della poesia il lettore può facilmente immaginarlo. Ma cosa significano questi versi, concretamente? Per saperlo è necessario avere qualche nozione base di botanica. Il ciliegio è, come il mandorlo, uno dei primi alberi a sbocciare, sin dalla fine dell’inverno. È un fiore piccolo e bianco, con dei riflessi rosa, se si guarda da lontano. È quindi anche uno dei primi a perdere il fiore. La sua deflorazione si compie con l’arrivo della primavera. Ora finalmente sappiamo quello che vuole il poeta: “deflorare” la sua amata, prenderle il suo fiore, la sua verginità. Vi immaginate l’espressione della madre della giovane alla quale questo innamorato ha dedicato i versi, scritti di fronte a casa della ragazza, a Lisbona? &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;Traduzione dallo spagnolo da Anna Castellari&lt;/em&gt; &lt;/p&gt;</description>
    
    
    
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  <item>
    <title>Rafael Alberti, 105enne ignorato dall’Europa</title>
    <link>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2007/12/11/Rafael-Alberti-cumple-105-anos-en-el-anonimato-europeo</link>
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    <pubDate>Wed, 12 Dec 2007 13:05:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Profili</category>
            
    <description>Rafael Alberti, il più longevo della sua generazione artistica, quello che viaggiò di più e che strinse amicizie oltre il confine della Spagna, resta circondato dal silenzio. E non gli viene consegnato lo stesso riconoscimento dato a García Lorca, Buñuel o Dalí.    Rafael Alberti, 105enne ignorato dall’Europa
Rafael Alberti, il più longevo della sua generazione artistica, quello che viaggiò di più e che strinse amicizie oltre il confine della Spagna, resta circondato dal silenzio. E non gli viene consegnato lo stesso riconoscimento dato a García Lorca, Buñuel o Dalí.
&lt;img src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/alberti141207.jpg&quot; alt=&quot;Rafael Alberti (Foto, Fundación Rafael Alberti&amp;lt;/i&amp;gt;)&quot; title=&quot;Rafael Alberti (Foto, Fundación Rafael Alberti&amp;lt;/i&amp;gt;)&quot; align=&quot;left&quot; /&gt;Il 16 dicembre 2007 il poeta spagnolo &lt;a href=&quot;http://poetry.cafebabel.com/es/post/2007/11/14/La-poesia-bilingue-de-Rafael-Alberti&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;Rafael Alberti&lt;/a&gt; compie 105 anni. La &lt;a href=&quot;http://poetry.cafebabel.com/it/post/2007/12/11/target=%E2%80%9D_blank%E2%80%9D&quot;&gt;Fundación&lt;/a&gt; intitolata a suo nome, che ha sede nella città che gli diede i natali – El Puerto de Santa María, Cadice – sta preparando numerose attività per commemorare la nascita del mito della letteratura e della storia europea del Ventesimo secolo, scomparso nel 1999.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Le celebrazioni dureranno alcune settimane e avranno un’ospite d’eccezione: la cantante &lt;a href=&quot;http://it.music.yahoo.com/ar-260937---Maria-Dolores-Pradera&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;María Dolores Pradera&lt;/a&gt;, proprio il 16. Ma il vero evento è l’eccezionale coincidenza dell’80esimo anniversario dell’omaggio al poeta barocco &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Luis_de_G%C3%B3ngora&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;Luis de Góngora&lt;/a&gt;, che aveva riunito a Siviglia i componenti della &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Generazione_del_%2727&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;Generación del 27&lt;/a&gt;. Proprio di questa, infatti, Alberti fu l’esponente principale. Reading di poesia, recital, presentazioni di libri e incontri dei rappresentanti delle fondazioni dedicati agli autori della generazione del ’27 riempiranno il calendario di questo particolare anniversario nella calda frontiera del sud europeo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Un autore internazionale sconosciuto in Europa&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;img src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/masuncion141207.jpg&quot; alt=&quot;María Asunción Mateo (Foto, Fundación Rafael Alberti&amp;lt;/i&amp;gt;)&quot; title=&quot;María Asunción Mateo (Foto, Fundación Rafael Alberti&amp;lt;/i&amp;gt;)&quot; align=&quot;middle&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Il nostro lavoro nella fondazione è quello di vegliare sul patrimonio depositato da Rafael e collaborare allo studio della sua opera e della sua generazione letteraria» precisa María Asunción Mateo, seconda moglie del poeta e direttrice della fondazione, molto attiva in Sudamerica, in particolare in Cile, Messico, Cuba e Uruguay, ma meno in Europa, dove Alberti tuttavia viaggiò e lavoro per molti anni. A Roma, dove visse 14 anni e alla quale dedicò uno dei suoi libri più letti (&lt;em&gt;Roma, pericolo per i viandanti&lt;/em&gt;) non c’è nemmeno una via che porti il suo nome. A Parigi, prima stazione del suo esilio dopo la guerra civile spagnola, dove a fianco dei repubblicani dada si impegnò nel Partito Comunista, è difficile incontrare qualcuno che abbia mai sentito il suo nome. «Era già qualcosa non finire in un campo di concentramento e sfuggire ai tedeschi quando entrarono a Parigi nel 1940» puntualizza la vedova, ricordando: «I nove mesi in cui mio marito è rimasto a Parigi, insieme alla prima moglie &lt;a href=&quot;http://napoles.cervantes.es/biblioteca/alberti/sobre01.htm&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;María Teresa León&lt;/a&gt;, lavorò nell’emittente radio &lt;em&gt;Paris Mondiale&lt;/em&gt;. Ma erano rifugiati politici: per questo la sua attività poetica non poteva essere resa pubblica».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Marketing diffuso&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;
Pur con queste premesse, il muro di silenzio eretto intorno alla sua figura rimane qualcosa di incomprensibile. Alberti fu il più longevo della sua generazione artistica, quello che viaggiò di più e che coltivò più amicizie oltre i confini della Spagna. Eppure non gli viene consegnato lo stesso onore dato a García Lorca, a Buñuel o a Dalí. «Non è stata riconosciuta nemmeno l’opera di un premio Nobel come il poeta Juan Ramón Jiménez o Antonio Machado» prosegue la Mateo. La risonanza mondiale di «personaggi illustri come Buñuel o Dalí è dovuta, per quel che riguarda il primo, alla sua ampia diffusione grazie a un mezzo universale quale il cinema, e per quel che riguarda il secondo all’autopromozione della sua genialità pittorica a livello di marketing, come pochi hanno fatto».
«Quanto a Lorca, la sua tragica morte ha alimentato sempre la curiosità di studiosi e storici del mondo intero» spiega Juan Gómez, responsabile della Cultura nel comune di El Puerto de Santa María all’epoca della nascita della fondazione, nel 1991. Nella sua casa Alberti trascorse diversi pomeriggi recitando e cantando le sue adorate “canzoni piccanti” tra amici (“Una suoretta con affanno prolisso/ con ardore succhiava un Crocifisso”, ricorderà il poeta Luis Muñoz). A dire il vero Alberti, con la sua carica di simbolismo politico ed artistico (ricordiamo che fu anche un pittore originale) non è diventato “un marchio”, come sostenevano alcuni poeti amici quali &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Luis_Garc%C3%ADa_Montero&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;Luís García Montero&lt;/a&gt;, soprattutto se comparati con compagni di generazione quali Picasso, Neruda o lo stesso Dalí.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Mezzi migliorabili&lt;/strong&gt;
&lt;br /&gt;
Sarà un problema di budget? La fondazione riceve finanziamenti da molti organismi politici, «e ha sempre ricevuto l’appoggio sia dei governi di sinistra che di quelli di destra» insiste Gòmez.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;img src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/fotovela141207.jpg&quot; alt=&quot;Vela de Alberti en la Fundación Rafael Alberti (Foto, Fundación Rafael Alberti&amp;lt;/i&amp;gt;)&quot; title=&quot;Vela de Alberti en la Fundación Rafael Alberti (Foto, Fundación Rafael Alberti&amp;lt;/i&amp;gt;)&quot; align=&quot;middle&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«Come si può ben immaginare, non abbiamo i mezzi economici per diffondere la sua opera nel mondo intero» aggiunge la Mateo, che in ogni caso ricorda di aver curato omaggi ad Alberti perfino al Cairo. «Crede che ci sia qualche istituzione culturale in Spagna che possa risponderle affermativamente? Molto poche, quasi nessuna. Anche se ovviamente ci sarebbe bisogno di maggiori mezzi, non voglio nemmeno sapere che posto occupano i finanziamenti per le attività culturali in questo Paese. È ovvio che il nostro lavoro potrebbe avere più contenuti se solo ci fossero aiuti più congrui ai nostri progetti».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt; Una tessera del partito non è una patente di guida&lt;/strong&gt;ù
&lt;br /&gt;
Rafael Alberti visse a lungo e intensamente. Nella sua casa di Roma gli piaceva raccontare, incontrava intellettuali europei e politici spagnolo nella clandestinità, tanto che moltissimi ritenevano quel luogo la vera ambasciata di Spagna in Italia, contro quella ufficiale franchista e del Nunzio Apostolico. I suoi lavori, sempre sensibili ai nuovi linguaggi e aperti alle nuove forme di comunicazione tra la gente delle strade, introduceva ogni tipo di modalità del linguaggio parlato, mettendosi in contatto in modo particolare con i giovani. Ma oggi il comunismo non è più di moda e i giovani si interessano di altro. «Affascina e affascinerà sempre la sua personalità, la sua vita leggendaria, la sua conseguenza ideologica, la varietà di registri della sua opera letteraria e la sua particolare pittura, che lo trasformano in uomo Rinascimentale» ripete sempre la Mateo. «Rafael ha sempre attirato i giovani, e sempre li attirerà. Perché la sua opera è sempre all’avanguardia, anche se è stata scritta settant’anni fa. La genialità non ha barriere temporali».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di fronte all’ondata di anticomunismo che si respira nei Paesi dell’ex Blocco Comunista, dove viaggiò tanto a lungo Alberti, cosa si potrebbe dire ai fratelli Kaczyński sulla vita di un poeta che si è sempre considerato “comunista nel cuore”? Su questo tema la Mateo, che dirige una fondazione di cui il Comitato d’Onore è composto, tra gli altri, del celebre Premio Nobel comunista portoghese José Saramago, è molto decisa: «Potrei parlare agli “anticomunisti acerrimi”, come lei dice, di Rafael e della sua opera fino allo sfinimento. Questo potrebbe accrescere il loro amore per la letteratura o la pittura, ma non credo che il mio discorso cambierebbe il loro credo politico».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
«C’è una sua frase» conclude «che meriterebbe di essere scolpita: “Una tessera di partito non è una patente di guida”. Non credo che quando si contempla, oggi, una scultura di Fidia o la Nike di Samotracio, qualcuno si interessi dell’ideologia politica degli scultori».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;border-style: solid; border-width: 5px; padding: 10px;&quot; ;=&quot;&quot; align=&quot;justify&quot;&gt;
Rafael Alberti nacque e morì in autunno. Una stagione alla quale dedicò un libro di poesie semplici e brevi: &lt;em&gt;Abierto a todas horas&lt;/em&gt; (“Aperto a tutte le ore”). Di seguito la poesia 18.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Qualcuno, o molti, penseranno: - Inutile&lt;br /&gt;
che questo poeta parli d’autunno!&lt;br /&gt;
- Ma come non parlarne, e tanto, e con nostalgia,&lt;br /&gt;
se ben presto entrerà nell’inverno?&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;border-style: solid; border-width: 5px; padding: 15px;&quot; ;=&quot;&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Paco Ibáñez canta &lt;em&gt;A galopar&lt;/em&gt; (“al galoppo”) all’Olympia di Parigi&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Una delle poesie più recitate e cantate di Rafael Alberti la cui fama è dovuta in parte al cantautore spagnolo Paco Ibáñez, che se l’è preso a cuore cantandolo in tutti i suoi concerti. La registrazione più famosa è quella dei suoi concerti nel mitico Théatre Olympia di Parigi, qui di seguito.&lt;br /&gt;
&lt;object width=&quot;425&quot; height=&quot;355&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/Y13itznYoIw&amp;rel=1&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;wmode&quot; value=&quot;transparent&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.youtube.com/v/Y13itznYoIw&amp;rel=1&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; wmode=&quot;transparent&quot; width=&quot;425&quot; height=&quot;355&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;
&lt;em&gt;Foto: ritratto di Rafael Alberti, María Asunción Mateo, direttrice della Fondazione Rafael Alberti; vela di Alberti nella fondazione, a El Puerto de Santa María: © Fundación Rafael Alberti
&lt;br /&gt;
Diritti di riproduzione dell’opera letteraria di Rafael Alberti: © Carmen Balcells&lt;/em&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2007/12/11/Rafael-Alberti-cumple-105-anos-en-el-anonimato-europeo#comment-form</comments>
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      </item>
    
  <item>
    <title>Berlino-Barcellona andata e ritorno. Via poesia</title>
    <link>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2007/11/21/Berlin-Barcelona%3A-una-transferencia-poetica</link>
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    <pubDate>Mon, 26 Nov 2007 13:10:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Agenda</category>
            
    <description>Con questo titolo Barcellona accoglierà i rappresentanti più importanti della scena politica sperimentale di Berlino, dal 12 al 15 dicembre. Quattro giorni di reding, scambi, collaborazioni speciali tra poeti e artisti, proiezioni e complicità letterarie tra le due città. La poesia berlinese arriva a diversci scenari di Barcellona mescolata con musica, performance, video, elettronica e cinema.&lt;br /&gt;    Per quattro giorni Barcellona accoglierà i rappresentanti più importanti della scena poetica sperimentale di Berlino, Quattro giorni di reding, scambi, collaborazioni speciali tra poeti e artisti, proiezioni e complicità letterarie tra le due città. La poesia berlinese arriva a diversci scenari di Barcellona mescolata con musica, performance, video, elettronica e cinema.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;img src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/berlinbarcelona211107.jpg&quot; alt=&quot;Imagen corporativa del evento (Foto: propost)&quot; title=&quot;Imagen corporativa del evento (Foto: propost)&quot; /&gt;I poeti berlinesi Monika Rinck, Ricardo Domeneck, Nora Gomringer e Ann Cotten recitano le loro poesie in collaborazione con i poeti e gli artisti locali &lt;a href=&quot;http://usuarios.lycos.es/accidents/&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;Accidents Polipoètics&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://www.bferrando.net/&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;Bartomeu Ferrando&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://www.portalmix.com/operaciontriunfo2/masterclass/021207.shtml&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;Christian Atanasiu&lt;/a&gt;, &lt;a href=&quot;http://www.esferallibres.com/es/autores/autordetalle.html?autorID=24&quot; target=&quot;”_blank”&quot;&gt;Josep Pedrals&lt;/a&gt;, Sebastià Jovani, Dionís Escorsa, Ester Xargay, Bradien e Woh.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L’equipe barcellonese di &lt;em&gt;Palloncini di poesia&lt;/em&gt; seguirà l’evento e invierà a breve maggiori dettagli di questo scambio poetico.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Spazi&lt;/strong&gt;: Goethe Institut-Barcelona, Horiginal, Sala [2] del Apolo y Auditori MACBA&lt;br /&gt;
Un’iniziativa di projectes poètics sense títol - propost.org,  Goethe Institut-Barcelona i Berlin Literaturwerkstatt &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Con la collaborazione del Consulado General de Alemania en Barcelona e della Institució de les Lletres Catalanes&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
E inoltre, con la collaborazione di Butxaca, Horiginal (cafè+poesia), Sala [2] del Apolo, MACBA (Museu d’Art Contemporani de Barcelona), DIBINA (Digital Büro of International Art), la correccional (servizi testi), Twin Cam Audio, Carmelitas (ristorante e galleria)</description>
    
    
    
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      </item>
    
  <item>
    <title>La poesia bilingue di Rafael Alberti</title>
    <link>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2007/11/14/La-poesia-bilingue-de-Rafael-Alberti</link>
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    <pubDate>Mon, 26 Nov 2007 12:55:00 +01:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Profili</category>
            
    <description>Alberti è stato un viaggiatore incallito e, suo malgrado, un esiliato. Questo per la sua appartenenza al Partito Comunista Spagnolo e la sua partecipazione attiva alla Guerra Civile Spagnola (1936-1939) in favore della Seconda Repubblica.    &lt;img src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/alberti141107.jpg&quot; alt=&quot;Rafael Alberti a su llegada del exilio (Foto, Agencia EFE)&quot; title=&quot;Rafael Alberti a su llegada del exilio (Foto, Agencia EFE)&quot; align=&quot;left&quot; /&gt;Rafael Alberti (1902-1999) è stato il poesta spagnolo più rappresentativo delle traversie letterarie, sociali e politiche del Ventesimo secolo iberico. Insieme a Federico García Lorca ha avuto un ruolo preminente nella cosiddetta “Generazione del ’27”. In essa convergevano artisti quali Luis Buñuel  e Salvador Dalí, oltre allo stesso Lorca. A livello internazionale, Alberti ebbe un ruolo di trait d’union dei grandi intellettuali europei: il suo amico intimo Pablo Neruda, Vinicius de Moraes, Louis Aragon, Elsa Triolet, Picasso, Ilia Ehremburg, e altri ancora. Non arrivà mai a finire gli studi. Ma oltre ad essere poeta fu pittore, drammaturgo, sceneggiatore e, durante la guerra civile, responsabile della protezione dei dipinti al Museo del Prado di Madrid, minacciati dai bombardamenti dell’aviazione franchista.&lt;br /&gt;
Alberti è stato un viaggiatore incallito e, suo malgrado, un esiliato. Questo per la sua appartenenza al Partito Comunista Spagnolo e la sua partecipazione attiva alla Guerra Civile Spagnola (1936-1939) in favore della Seconda Repubblica. Visse in esilio per ben 38 anni. Per un anno visse anche a Parigi e per ben 14 anni a Roma. Questo ostracismo lo condusse, in sintonia con il suo carattere esploratore ed eclettico, a scrivere raccolte di poesie in cui mescolava lingue o direttamente con doppia versione originale. Prima &lt;em&gt;Vida Bilingüe de un refugiado español en Francia&lt;/em&gt; e in seguito &lt;em&gt;Roma, pericolo per i viandanti&lt;/em&gt;, dei quali pubblichiamo due estratti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;(Es la Francia de Daladier,&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;de Leon Blum y de Bonnet,&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;la que aplaude a Franco en el cine,&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;la Francia des Actualités.)&lt;br /&gt;
¡Qué terror, qué terror, allá lejos!&lt;br /&gt;
La sangre quita el sueño,&lt;br /&gt;
hasta a la mar la sangre quita el sueño.&lt;br /&gt;
Nada puede dormir.&lt;br /&gt;
Nadie puede dormir.&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;…Y el miércoles del Havre sale un barco,&lt;br /&gt;
y este triste &lt;em&gt;allá lejos&lt;/em&gt; se quedará más lejos.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
–Yo a Chile,&lt;br /&gt;
yo a la URSS,&lt;br /&gt;
yo a Colombia,&lt;br /&gt;
yo a México.&lt;br /&gt;
Yo a México con J. Bergamín.&lt;br /&gt;
¿Es que llegamos al final del fin&lt;br /&gt;
o que algo nuevo comienza?&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;–Un café crème, garçon.&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;Avez-vous «Ce Soir»?&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;Es la vida de la emigración&lt;br /&gt;
&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;&lt;br /&gt;&lt;/dd&gt;&lt;dd&gt;y un gran trabajo cultural.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;NOCTURNO&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Toma y toma la llave de Roma,&lt;br /&gt;
porque en Roma hay una calle,&lt;br /&gt;
en la calle hay una casa,&lt;br /&gt;
en la casa hay una alcoba,&lt;br /&gt;
en la alcoba hay una cama,&lt;br /&gt;
en la cama hay una dama,&lt;br /&gt;
una dama enamorada,&lt;br /&gt;
que toma la llave,&lt;br /&gt;
que deja la cama,&lt;br /&gt;
que deja la alcoba,&lt;br /&gt;
que deja la casa,&lt;br /&gt;
que sale a la calle,&lt;br /&gt;
que toma una espada,&lt;br /&gt;
que corre en la noche,&lt;br /&gt;
matando al que pasa,&lt;br /&gt;
que vuelve a su calle,&lt;br /&gt;
que vuelve a su casa,&lt;br /&gt;
que sube a su alcoba,&lt;br /&gt;
que se entra en su cama,&lt;br /&gt;
que esconde la llave,&lt;br /&gt;
que esconde la espada,&lt;br /&gt;
quedándose Roma&lt;br /&gt;
sin gente que pasa,&lt;br /&gt;
sin muerte y sin noche,&lt;br /&gt;
sin llave y sin dama.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;border-style: solid; border-width: 1px; padding: 15px; background-color: rgb(198, 199, 200); color: red;&quot; justify=&quot;&quot; ;=&quot;&quot; width=&quot;50&quot; height=&quot;50px;&amp;quot;&quot;&gt;NOTTURNO (Version en italien élaborée par Vittorio Bodini)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Tieni, tieni la chiave di Roma,&lt;br /&gt;
perché in Roma c'è una via,&lt;br /&gt;
nella via c'è una casa,&lt;br /&gt;
nella casa c'è una stanza,&lt;br /&gt;
nella stanza c'è un letto,&lt;br /&gt;
nel letto c'è una dama,&lt;br /&gt;
una dama innamorata,&lt;br /&gt;
che prende la chiave,&lt;br /&gt;
che lascia il letto,&lt;br /&gt;
che lascia la stanza,&lt;br /&gt;
che lascia la casa,&lt;br /&gt;
che va per la via,&lt;br /&gt;
che prende una spada,&lt;br /&gt;
che corre di notte&lt;br /&gt;
e uccide chi passa,&lt;br /&gt;
che torna nella via,&lt;br /&gt;
che torna nella casa,&lt;br /&gt;
che sale alla stanza,&lt;br /&gt;
che entra nel letto,&lt;br /&gt;
che nasconde la chiave,&lt;br /&gt;
che nasconde la spada,&lt;br /&gt;
e Roma resta&lt;br /&gt;
senza gente che passa,&lt;br /&gt;
senza morte e senza notte,&lt;br /&gt;
senza chiave e senza dama.&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Al suo ritorno in Spagna, nel 1977, scendendo la scalinata dell’aereo, davanti ad un folto gruppo di giornalisti, pronunciò la frase che in seguito avrebbe segnato lo spirito della transizione pacifica della Spagna verso la democrazia: «Me ne sono andato dalla Spagna con il pugno chiuso. Ritorno con la mano aperta, in segno di concordia tra tutti gli spagnoli».&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Durante la prima intervista di Alberti alla televisione, al suo ritorno dall’esilio, confondeva ancora parole italiane e spagnole:&lt;br /&gt;
&lt;object height=&quot;355&quot; width=&quot;425&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/WvyMQb9Lhpo&amp;amp;rel=1&quot; /&gt;&lt;param name=&quot;wmode&quot; value=&quot;transparent&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Non perderti lo speciale con Mª Asunción Mateo, vedova del poeta e responsabile della Fondazione Rafael Alberti, il 16 dicembre, 105esimo anniversario della nascita del mito del Ventesimo secolo.&lt;/strong&gt;&lt;/dd&gt;</description>
    
    
    
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  <item>
    <title>Antonello Faretta: «Grazie al cinema ho ricominciato a camminare»</title>
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    <pubDate>Thu, 25 Oct 2007 11:54:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Profili</category>
            
    <description>Antonello Faretta, regista di &lt;em&gt;Nine poems in Basilicata&lt;/em&gt;, film sulle poesie dello scrittore newyorchese John Giorno, si confessa a poetry.cafebabel.com. Parlandoci di cinema, poesia e vita nel fresco autunno barcellonese del MACBA.    Dopo un’estate instabile, l’autunno si fa vedere per le strade della dolce capitale catalana. Fa fresco sulla piazza del MACBA. Nel suo auditorio sotterraneo una quarantina di persone aspettano che si accenda la poesia di &lt;b&gt;John Giorno&lt;/b&gt;, poeta contemporaneo della Grande Mela, ma originario di Matera, che ha scelto gli ultimi giorni di settembre per presentare a Barcellona &lt;i&gt;Nine poems in Basilicata&lt;/i&gt;, film che illustra in immagini, voci e specchi i gesti di questo rapsodo.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;img src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/farettagiornomacba251007.jpg&quot; alt=&quot;Faretta et Giorno pendant le débat au MACBA (Photo, Silvia Bel)&quot; title=&quot;Faretta et Giorno pendant le débat au MACBA (Photo, Silvia Bel)&quot; align=&quot;center&quot;&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
La polivalenza di Giorno – attore, performer, attivista infaticabile, e altro ancora) potrebbe farci credere che si tratta nuovamente di una delle sue iniziative, lui che ha trasformato la poesia quasi in un’arte di massa. Ma non è così. &lt;i&gt;Nine poems in Basilicata&lt;/i&gt; è l’opera di un giovane regista nostrano entusiasta, &lt;b&gt;Antonello Faretta&lt;/b&gt;, che assicura che tutto è nato spontaneamente: «Conoscevo già la figura di Giorno, ma il caso ha voluto che ci si conoscesse personalmente proprio in Basilicata, mentre faceva ricerche sulle sue origini». &lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Così hanno iniziato la loro collaborazione. Risultato? 50 minuti di film e 9 poesie, alcune inedite, che ci portano per le strade deserte e ci fanno rientrare in una stanza vuota illuminata da una lampada debole e giallastra. Nove poesie che ci fanno sognare e tormentare all’ombra di un albero. Si finisce per rimanere immersi nella poesia di Giorno, al riparo sotto uno scoglio, si percepisce la morte di William Borroughs ucciso a colpi di mitraglia in un entroterra perduto di campagna, si prega in una chiesetta per gli amici che restano e quelli che se ne sono andati; si sale verso un castello abbagliante, stanchi proprio come Giorno, e ci si ritrova circondati da una luce, che ci ricorda che “nessuna azione resta impunita”, e che anche se s’insiste a dare dei “colpi di martello” contro l’asfalto con il pugno bagnato fradicio” finiremo tutti vestiti per terra con un geranio come cappello.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;object width=&quot;425&quot; height=&quot;355&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/wD62A34xXi8&amp;rel=1&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name=&quot;wmode&quot; value=&quot;transparent&quot;&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src=&quot;http://www.youtube.com/v/wD62A34xXi8&amp;rel=1&quot; type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; wmode=&quot;transparent&quot; width=&quot;425&quot; height=&quot;355&quot;&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;b&gt;Due donne in Basilicata&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Nove poesie per nove aree. Trovate per caso, come racconta Faretta. «La Basilicata è una regione geograficamente molto ricettiva alla poesia. Ogni mattina ci svegliavamo, mangiavamo qualcosa, prendevamo la macchina e ci fermavamo guidati dall’intuito. Erano piuttosto i luoghi a trovare noi».&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Ci sono solo due personaggi extra nel film: uno durante la prima poesia e l’altro nell’ultima. Un caso anche questo? Sarebbero troppe coincidenze, visto che i due personaggi sono entrambe donne. Durante la prima poesia la protagonista si mantiene quasi immobile in secondo piano: è un’anziana signora seduta sulla soglia di casa, sembra ascoltare Giorno mentre questi recita, in primo piano, in mezzo ad una stradina. «L’avevo conosciuta qualche giorno prima delle riprese. Il giorno dopo, quando venni con Giorno, la chiamai e le dissi che le avevo portato un poeta. E che, se voleva, poteva uscire per strada per ascoltarlo. Lei era di ghiacchio. Soffriva di arteriosclerosi e bofonchiava ossessivamente tutto quello che diceva il poeta. In questo gli assomiglia» commenta Faretta. Della donna dell’ultima poesia ci rivela che era un’ex detenuta andata in convento, dove hanno girato una parte del film. Si intuiscono molti segreti dietro la sua figura.&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;b&gt;Ritardi e confessioni dell’artista&lt;/b&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Faretta ci ha messo tre anni a girare il film. «È splendido lasciarsi sorprendere dalla realtà delle cose. Ecco perché ho deciso di lavorare senza una sceneggiatura. Le distanze, le andate e ritorni in America e in Italia e la difficoltà di girare hanno fatto il resto. Ho tentato di impormi dei termini francescani: il mio unico obiettivo era quello di sembrare assente e dare fiducia alla generosità di Giorno» spiega Faretta durante il dibattito improvvisato che ha seguito la proiezione del film. È la confessione di qualcuno di modesto, che capisce che il cammino di un artista «è nell’anonimato più che nella popolarità». Mentre il resto del gruppo corre alla ricerca di qualche &lt;i&gt;caña&lt;/i&gt; (birra) in un bar all’angolo, Faretta mi concede qualche minuto e, proprio quando la conversazione sembrava languire, sono cominciate le vere confessioni.
&lt;br&gt;
«A 18 anni studiavo per diventare ingegnere, ma ero pazzo della fotografia. Me ne andai quindi a Parigi. A 19 anni ho avuto un incidente che mi ha costretto a letto per molto tempo, e sono stato obbligato a vedere il mondo da una sola angolatura». Per la maggior parte delle persone avrebbe potuto essere il peggiore dei mali, ma per Faretta fu una possibilità di cominciare a divorare il cinema, a prendere appunti e a concretizzare le sue idee. E durante le settimane in ospedale ebbe la fortuna di incontrare tre persone che avrebbero cambiato la sua vita. «Grazie al cinema ho ricominciato a camminare», ci dice, ancora emozionato. Poi conobbe il regista &lt;a href=http://it.wikipedia.org/wiki/Abbas_Kiarostami target=”_blank”&gt;Abbas Kiarostami&lt;/a&gt;, che definisce «un uomo che parla poco, ma che quando apre bocca è geniale». Infine incontrò Babak Payami, regista iraniano (premio a miglior regista al festival di Venezia nel 2001). &lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Faretta non è avaro di parole. Al contrario, è loquace e condivide i suoi segreti, più filosofo che regista. «Cerco solo la pace dentro di me».&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Infine alcuni versi del poeta friulano &lt;a href=http://www.pasolini.net/  target=”_blank”&gt;Pasolini&lt;/a&gt;, di cui Faretta è un fervente ammiratore. La poesia è &lt;i&gt;A un ragazzo&lt;/i&gt;. Potrebbe far riferimento proprio al nostro intervistato:
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;div align=&quot;left&quot;&gt;... tu, con fresco pudore, e ingenuamente senza&lt;br&gt;
pietà, scopri per te, per noi, la tua presenza.&lt;br&gt;
Col sorriso confuso di chi la timidezza &lt;br&gt;
e l’acerbità sopporta con allegrezza,&lt;br&gt;
vieni tra gli amici adulti e fieramente  &lt;br&gt;
umile, ardentemente muto, siedi attento &lt;br&gt;
alle nostre ironie, alle nostre passioni.  &lt;br&gt;
(...)&lt;br&gt;
Rimani tra noi, discreto per pochi minuti &lt;br&gt;
e, benché timido, parli, con i modi già acuti &lt;br&gt;
dell’ilare, paterna e precoce saggezza.  &lt;/br&gt;
&lt;i&gt;Pier Paolo Pasolini&lt;/i&gt;</description>
    
    
    
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      </item>
    
  <item>
    <title>Giornate Miguel Torga a Parigi</title>
    <link>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2007/10/04/Coloquio-Miguel-Torga-dias-17-e-18-na-Fundacao-Calouste-Gulbenkian-Paris</link>
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    <pubDate>Thu, 11 Oct 2007 15:53:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Agenda</category>
            
    <description>Per l’iberista Miguel Torga la Spagna dovrebbe essere una collettività di nazioni unite telluricamente e spazialmente.    &lt;br /&gt;Un colloquio internazionale e una mostra bibliografica sul poeta portoghese Miguel Torga sono previsti per il 17 e il 18 ottobre, dalle 9 alle 18 nella Biblioteca della Fondazione Calouste Gulbekian di Parigi (51, Avenue d’Iéna, 16° Arrondissement). Personalità del calibro di de &lt;a href=&quot;http://es.wikipedia.org/wiki/Manuel_Alegre&quot; target=&quot;»_blank&quot; »=&quot;&quot;&gt;Manuel Alegre&lt;/a&gt; (poeta, deputato ed ex candidato alla presidenza portoghese), &lt;a href=&quot;http://www.bibliomonde.com/pages/fiche-auteur.php3?id_auteur=477&quot; target=&quot;»_blank&quot; »=&quot;&quot;&gt;Eduardo Lourenço&lt;/a&gt;, Clara Crabée Rocha (figlia del poeta), Emílio Rui Vilar (direttore della fondazione che ospita l’evento), Catherine Dumas, Maria Graciete Besse, Maria Helena Araújo Carrière, Fernando J.B.Martinho, Teresa Rita Lopes, Luis Mourão, Paulo de Medeiros (tra gli altri docenti e ricercatori universitari) saranno presenti per partecipare all’iniziativa. Fotografie inedite e scritto meno noti di Torga verranno presentati. Un evento organizzato nel quadro delle celebrazioni per il centenario della nascita di Adolfo Rocha, alias Miguel Torga.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;img src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/torga111007.jpg&quot; alt=&quot;Estatua de Torga en el Parque de los Poetas de Oeira (Foto, Portuguese_eyes/flickr)&quot; title=&quot;Estatua de Torga en el Parque de los Poetas de Oeira (Foto, Portuguese_eyes/flickr)&quot; align=&quot;left&quot; /&gt;&lt;strong&gt;Un paria che si è riscattato&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nato nel 1907 a San Martinho da Anta, nel Portogallo rurale, tre anni prima della nascita della Repubblica, Adolfo Rocha era figlio di un modesto agricoltore sensibile che, vedendo gli ottimi voti del figlio a scuola, gli regalò un mandolino, nella speranza che la musica rallegrasse le giornate del giovane. Il suo destino, infatti, sembrava poter essere solo il lavoro nei campi o il seminario per poter proseguire gli studi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Miguel Torga nacque molto più tardi, nel 1934, quando Adolfo Rocha, che era riuscito a sfuggire al suo destino, era già studente di medicina a Coimbra. Aveva appena pubblicato &lt;em&gt;Tercera Voz&lt;/em&gt; dopo alcuni anni trascorsi in Brasile con lo zio, che gli finanziò gli studi nella capitale studentesca portoghese.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel suo pseudonimo, “Torga” fa riferimento ad un arbusto selvatico molto comune in Portogallo (la torga), mentre Miguel è un omaggio agli autori spagnoli Miguel de Cervantes e Miguel Unamuno. Con Miguel Torga Adolfo Rocha si trasforma in raffinato poeta e novellista. Canta la terra rugosa e il clima inclemente del suo Paese, culla di granito ma anche terra di lavoro duro; canta alle genti che vivono del lavoro dei campi, parla di un Paese dimenticato dall’Europa e ai margini di essa, di cui nessuno voleva parlare, rivelandone la vera dimensione dell’umanità.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Uno dei grandi iberisti&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel corso della sua opera Torga dimostra i suo iberocentrismo. «La mia patria civica finisce a Barca D’Alma (Portogallo), (...) la mia patria tellurica nei Pirenei». Persi per sempre gli imperi coloniali portoghesi e spagnoli, morte le dittature fasciste iberiche, creata l’Unione Europea, quali relazioni spettano a questi due Stati che hanno sempre condiviso gioie e dolori? Già all’epoca Torga rivendicava il legame culturale e il destino comune delle patrie di Camões e Lorca, poeti che egli leggeva ed ammirava. Per Torga la Penisola Iberica sovrebbe essere una collettività di nazioni unite telluricamente e spazialmente. Il medico poeta amava ripetere: «Porto &lt;em&gt;torgas&lt;/em&gt; alla rosa di Granada», e «Finché esisterà la poesia ci sarà un popolo che si riconosce in Iberia». Visionario? Piuttosto, un europeista impegnato!&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Incubo di Don Chisciotte&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Sancho: odo una voce celestiale&lt;br /&gt;
che ci chama... &lt;br /&gt;
Dici Iberia?!? Hai detto Iberia?!? &lt;br /&gt;
Svegliati, Sancho, è la nostra donna! &lt;br /&gt;
Chi fa questo clamore?!? &lt;br /&gt;
Chi è che lo provoca?!? &lt;br /&gt;
Lei, senza dubbio, Sancho, ché da quel che sento il suo cuore sta soffrendo. &lt;br /&gt;
Alzati, Sancho! Che mulini! &lt;br /&gt;
Quali?!? &lt;br /&gt;
Ah, povero Sancho! Non sai distinguere&lt;br /&gt;
Tra due mulini uguali&lt;br /&gt;
Qual è l’unico che può macinare. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Opere come &lt;em&gt;Ansiedade&lt;/em&gt; (1930), &lt;em&gt;O outro libro de Job&lt;/em&gt; (1936), &lt;em&gt;A criação do Mundo&lt;/em&gt; (1937), &lt;em&gt;Poemas Ibéricos&lt;/em&gt; (1965), &lt;em&gt;Novos Contos da Montanha&lt;/em&gt; (1944), &lt;em&gt;Um Reino Maravilhoso&lt;/em&gt; (1941), &lt;em&gt;Terra Firme, Mar&lt;/em&gt; (1941), &lt;em&gt;Bichos&lt;/em&gt; (1940), &lt;em&gt;Diário&lt;/em&gt; (16 volumi tra il 1941 e il 1983), e molte altre, per poco non lo condussero alla vittoria del premio Nobel. La sua avversione alla fama era ben nota, e forse per questo nell’immaginario di molti era un uomo saturnino e poco socievole, contrario agli orpelli della notorietà. Pur rifiutando, nel 1954, un premio importante, finì per ottenere il prestigioso Premio Camões nel 1990.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;La vita è fatta di nulla&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Di grandi montagne paralizzate&lt;br /&gt;
In attesa del movimento; &lt;br /&gt;
Di campi coltivati ondulati dal vento; &lt;br /&gt;
Di focolari domestici&lt;br /&gt;
Crollati e pieni di segni&lt;br /&gt;
Di antichi nidi appesi&lt;br /&gt;
Alle grondaie;&lt;br /&gt;
Di polvere;&lt;br /&gt;
Dell’ombra di un fico.&lt;br /&gt;
Guardando questa meraviglia, &lt;br /&gt;
Mio padre diede forma ad una vigna&lt;br /&gt;
Come quella madre che&lt;br /&gt;
Intreccia i capelli sa sua figlia.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Adolfo Rocha, il medico, l’uomo che riceveva i pazienti, parlava, prescriveva ricette ai suoi pazienti e tutti i giorni passava di fronte alla farmacia Rodrigues Da Silva a Coimbra, per salutare il suo amico João Fernandes, morì il 17 gennaio 1995, a 87 anni. Oggi la diversità, l’originalità della sua opera – settecento poesie, novantaquattro tacconti, due volumi di saggi, quindici antologie poetiche e tre opere di teatro – fanno di Miguer Torga uno dei grandi della letteratura iberica ed europea del Ventesimo secolo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Per maggiori informazioni sull’incontro &lt;a href=&quot;http://www.portugalvivo.com/spip.php?article2463&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;clicca qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Foto della statua di Torga nel Parco dei Poeiti di Oeiras: Portuguese_eyes/flickr
&lt;br /&gt;Traduzione delle poesie dal portoghese di Anna Castellari&lt;/em&gt;</description>
    
    
    
          <comments>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2007/10/04/Coloquio-Miguel-Torga-dias-17-e-18-na-Fundacao-Calouste-Gulbenkian-Paris#comment-form</comments>
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      </item>
    
  <item>
    <title>La poesia va al cinema</title>
    <link>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2007/09/20/La-poesia-feta-cinema</link>
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    <pubDate>Thu, 20 Sep 2007 12:36:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Agenda</category>
            
    <description>Il 28 e il 29 settembre Barcellona ospiterà il poeta newyorchese John Giorno (1936). Per presentare in anteprima mondiale del film che il regista italiano Antonello Faretta (1973) ha girato, basandosi su 9 poesie di Giorno.    &lt;em&gt;Nine Poems in Basilicata&lt;/em&gt;, ecco il titolo. Il regista Antonello Faretta presenta il suo film, un libro in formato audiovisivo. Lo spettatore potrà leggerlo a puntate, capitolo per capitolo, o tutto intero. Il film verrà proiettato gratuitamente venerdì 28 settembre alle 19,30, al MACBA di Barcellona. Presenti in sala il poeta e il regista del film, che dopo la visione del film saranno disponibili ad un dibattito. .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato 29, alle 20, nel Chiostro del Convento di San Agustín, sarà la volta del reading di John Giorno e Lydia Lunch, insieme. Entrambi sono le figure più saliente dello &lt;em&gt;spoken Word&lt;/em&gt;, due riferimenti per capire la confluenza tra reading poetico e lavoro sonoro con la parola. Raramente, negli ultimi anni, entrambi hanno letto insieme. Per quest’occasione unica potranno avvalersi della collaborazione di Matthew Tree e Silvia Mestre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;
&lt;div style=&quot;BORDER-RIGHT: 1px solid; PADDING-RIGHT: 15px; BORDER-TOP: 1px solid; PADDING-LEFT: 15px; PADDING-BOTTOM: 15px; BORDER-LEFT: 1px solid; PADDING-TOP: 15px; BORDER-BOTTOM: 1px solid&quot; align=&quot;justify&quot; ;&gt;&lt;img title=&quot;Giorno (Foto, )&quot; alt=&quot;Giorno (Foto, )&quot; src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/giorno190907.jpg&quot; align=&quot;left&quot; /&gt;&lt;strong&gt;John Giorno&lt;/strong&gt;(New York, 1936) è uno degli autori principali dei poesia americana contemporanea, e uno degli iniziatori della &lt;em&gt;Spoken Word&lt;/em&gt; e della performance poetica a New York. Ha collaborato con una grande selezione di artisti e poeti della Grande Mela, tra cui William Borroughs, Andy Warhol, Laurie Anderson, Sonic Youth, Lydia Lunch…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;John Giorno recita fino al parossismo&lt;/strong&gt;
&lt;object height=&quot;355&quot; width=&quot;425&quot;&gt;&lt;param NAME=&quot;movie&quot; VALUE=&quot;http://www.youtube.com/v/rH9esypX76Y&amp;amp;rel=1&quot; /&gt;&lt;param NAME=&quot;wmode&quot; VALUE=&quot;transparent&quot; /&gt;
&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Antonello Faretta&lt;/strong&gt;(Potenza, 1973) è più che un semplice regista. È un agitatore di coscienze cinematografico, che sta rivoluzionando il sud Italia con le sue produzioni e le sue proposte. Ha collaborato con i registi Abbas Kiarostami, Marco Bellocchio, Saverio Costanzo, Giacomo Campiotti, Peter Dal Monte e Babk Payami, e con le televisioni &lt;em&gt;Rai Sat, Arte&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;T9&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Just Say no to family values – Antonello Faretta &amp;amp; John Giorno&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;
&lt;object height=&quot;355&quot; width=&quot;425&quot;&gt;&lt;param NAME=&quot;movie&quot; VALUE=&quot;http://www.youtube.com/v/uX2ChhMiOmk&amp;amp;rel=1&quot; /&gt;&lt;param NAME=&quot;wmode&quot; VALUE=&quot;transparent&quot; /&gt;
&lt;/object&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Lydia Lunch&lt;/strong&gt; (New York, 1959) è un altro nome imprescindibile, legato alla città di New York, anche se ha lasciato la metropoli da anni e si è trasferita. I suoi inizi a New York sono legati alla no-wave newyorchese della fine degli anni Settanta e al gruppo Teenage Jesus And The Jerks. Insieme a gruppi quali &lt;em&gt;Contortion, Mars&lt;/em&gt; e &lt;em&gt;D.N.A.&lt;/em&gt; è stata la protagonista dell’album &lt;em&gt;No New York&lt;/em&gt;, prodotto nel 1978 da Brian Eno. Nella sua lunga carriera ha collaborato con musicisti come Nick Cave, Einstürzende Neubauten, Marc Almond, Michael Gira (Swans), Foetus y Sonic Youth, tra gli altri. In Italia ha pubblicato un romanzo, &lt;a href=&quot;http://www.leconte.it/&quot; target=&quot;”_blank&quot; ”&gt;Paradoxia&lt;/a&gt;, con la casa editrice Leconte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Ingresso libero&lt;/strong&gt;</description>
    
    
    
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    <title>Primo Festival Internazionale di Poesia di Parigi</title>
    <link>http://poetry.cafebabel.com/it/post/2007/09/07/I-Festival-Internacional-de-poesia-de-Paris</link>
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    <pubDate>Fri, 07 Sep 2007 11:25:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Agenda</category>
            
    <description>L’intenzione di questo incontro internazionale «non è né essere un richiamo turistico, né animare le serate parigine, ma promuovere l’incontro per favorire la creazione poetica». Così dichiarano gli organizzatori del festival, che nonostante l’aiuto ottenuto dall’Unesco e dal Comune di Parigi, si sono sentiti «abbastanza soli» nel momento del finanziamento. Per adesso non è ancora stato deciso se dargli una periodicità annuale o biennale.    L’Associazione Poètes à Paris organizza dal 19 al 23 settembre 2007 il Primo &lt;a href=&quot;http://www.xakis.com/poetesaparis/invite.php&quot; target=&quot;”_blank&quot; ”&gt;Festival Internazionale di Poesia di Parigi&lt;/a&gt;. Il tema? La pace. Il luoghi? Spazi pubblici, quali biblioteche e librerie della città, parchi pubblici e zone aperte. Gli incontri? Seminari, conferenze, reading, spettacoli teatrali e passeggiate collettive nei luoghi della storia poetica della &lt;em&gt;ville lumière&lt;/em&gt;..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img title=&quot;Vista della Senna passeggiando per Parigi(Foto, Peter Blapp/flickr)&quot; alt=&quot;Vista del Sena a su paso por París (Foto, Peter Blapp/flickr)&quot; src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/paris070907.jpg&quot; align=&quot;middle&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’associazione, creata solo due anni fa, «si è sviluppata essenzialmente grazie ad internet», sottolinea il responsabile, il poeta francese Yvan Tetelbom. Così è stato possibile riunire oltre 170 poeti da 5 continenti, per condividere le loro creazioni e visioni con il pubblico e tra poeti. Una contraddizione alla convinzione che «gli uomini hanno maggiore immaginazione per fare la guerra che per capirsi», secondo le parole del delegato per la pace che presiede il festival. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;«La pace, in ogni caso, è qualcosa che ci farà discutere molto» precisa Tetelbom. «Non pensate che un iracheno abbia lo stesso concetto della pace di un europeo». L’intenzione di questo incontro internazionale «non è né essere un richiamo turistico, né animare le serate parigine, ma promuovere l’incontro per favorire la creazione poetica». Così dichiarano gli organizzatori del festival, che nonostante l’aiuto ottenuto dall’Unesco e dal Comune di Parigi, si sono sentiti «abbastanza soli» nel momento del finanziamento. Per adesso non è ancora stato deciso se dargli una periodicità annuale o biennale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Dal Senato al cimitero&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img title=&quot;Yvan Tetelbom, poeta y roganizador del Festival Internacional de Poesía de París (Foto: YT)&quot; alt=&quot;Yvan Tetelbom, poeta y roganizador del Festival Internacional de Poesía de París (Foto: YT)&quot; src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/yvantetelbom070907.jpg&quot; align=&quot;left&quot; /&gt;«Vogliamo far uscire la poesia dalle accademie e dall’astratto. Quello che ci interessa è il lato popolare della poesia» afferma ancora Tetelbom. L’originalità di questo festival risiede nel fatto che non si svolge solo nei tipici salotti chiusi di lettura. Gli eventi comprendono letture in bar e ristoranti come il mitico Café de Flore, passeggiate per il luoghi letterari di Parigi e perfino «una gita per le tombe dei grandi poeti sepolti nel cimitero Père Lachaise», oltre ad un atto nel Senato sul tema: “Come cambiare il mondo senza prendere potere?”. Non si confonda, però: «La poesia che proponiamo non vuole fare la rivoluzione per fare la rivoluzione, ma attraversare i problemi contemporanei, attaccarsi al suo tempo in un mondo globalizzato per permettere di rappacificare le menti. Vogliamo fare le giuste domande; per le risposte, che ognuno guardi dentro».&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Uno Tsunami e un poeta di 12 anni&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tetelbom assicura di aver scommesso moltissimo sulle nuove generazioni di poeti. Tra loro ci saranno l’improvvisatore rapsodo Tsunami e Israel Echevarría, poeta boliviano di appena 12 anni, disposto a condividere i suoi versi precoci, pieni di esprit. Tra i partecipanti la francese Claude Ber, il tunisino Tahar Bekri e il francoargentino José Muchnik. Dopo decenni di sonno, nei quali Parigi ha smesso di essere centro mondiale della creazione e della diffusione poetica, forse questo rendez-vous è di buon auspicio perché «si risvegli l’Uomo e la poesia» nella ville lumière.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Per maggiori informazioni su programmi e prenotazioni, clicca &lt;a href=&quot;http://www.xakis.com/poetesaparis/invite.php&quot; target=&quot;”_blank&quot; ”&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Foto Parigi (Peter Blapp/Flickr); Foto Yvan Tetelbom (YT)&lt;/em&gt;</description>
    
    
    
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    <title>Rilke, poeta apolide europeo</title>
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    <pubDate>Tue, 28 Aug 2007 10:40:00 +02:00</pubDate>
    <dc:creator>Annarée</dc:creator>
        <category>Profili</category>
            
    <description>Dopo la Prima Guerra Mondiale e la disintegrazione dell’Impero Austrungarico Rilke divenne un apatride. Di qui ad essere considerato uno dei primi poeti puramente europei della nostra epoca il passo è breve. Un personaggio distaccato dalle passioni nazionaliste dei suoi coetanei.    Nato a Praga nel 1875, sepolto in Svizzera nel 1927, il poeta Rainer Maria Rilke visse in prima fila la disgregazione dell’Europa degli imperi e delle aristocrazie. Figlio di una famiglia dell’elite austrungarica, passò metà della sua vita viaggiando attraverso tutto il continenente, fragile salute permettendo. Coltivò numerose amicizie per via epistolare. Germania, Francia, Italia, Svezia, Belgio, Olanda, Spagna, Russia, Svizzera... moltissimi furono i Paesi che accolsero lo scrittore che quasi non fece ritorno alla sua città natale. Dopo la Prima Guerra Mondiale e la disintegrazione dell’Impero Austrungarico Rilke divenne un apolide. Di qui ad essere considerato uno dei primi poeti puramente europei della nostra epoca il passo è breve. Un personaggio distaccato dalle passioni nazionaliste dei suoi coetanei. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;img title=&quot; Castillo de Duino, en Italia, donde Rilke pasó largas temporadas (Foto, Deanz/Flickr)&quot; alt=&quot;Castillo de Duino, en Italia, donde Rilke pasó largas temporadas (Foto, Deanz/Flickr)&quot; src=&quot;http://www.cafebabel.com/photos/duino280807.jpg&quot; align=&quot;middle&quot; /&gt; &lt;br /&gt;&lt;em&gt;Il Castello di Duino, vicino a Trieste, dove Rilke trascorse lunghi periodi&lt;/em&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di fatto, da quando era molto giovane, Rilke ha sempre considerato l’Artista un essere «senza nessun’altra patria oltre a se stesso», rifiutando di catalagarsi ai creatori come di una nazionalità o di un’altra: «Che l’Arte, nella sua cima, non possa essere nazionale, fa in modo che ogni artista nascia, parlando con precisione, all’estero» scrisse alla poetessa russa Tsvetaieva. Non sorprende quindi che il poeta praghese, abituato a scrivere in tedesco, usasse anche senza problemi il francese per comporre i suoi versi, praticando un multilinguismo eccezionale nella Storia della Poesia europea. Una tendenza discreditata negli anni Sessanta, quando poeti come Paul Celan affermarono di «non credere al bilinguismo nella poesia». Sono pochi in effetti i poeti europei che hanno deciso, aneddotticamente, per di più, di esprimersi in diverse lingue: Samuel Beckett, Rafael Alberti... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciò che fa di Rilke un poeta moderno è la sua concezione della vita dell’artista come esperienza votata alla scoperta del proprio mondo interiore, piuttosto che alla ricerca del riconoscimento esterno. La sua concezione individualista della solitudine, nella quale si trova l’Uomo, in ogni momento della sua vita, ha segnato intere generazioni di poeti del Ventesimo secolo, fino ai nostri giorni. Le sue lettere al giovane poeta tedesco Kappus – importantissime nella storia della letteratura come nelle sue poesie – ci svelano un semplice manuale sull’attitudine che, a suo dire, ogni artista deve educare in se stesso per completare il proprio sviluppo come tale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Due poesie redatte in francese, verso la fine della sua vita.&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;La nostra penultima parola&lt;br /&gt;sarebbe una parola di miseria,&lt;br /&gt;ma davanti alla coscienza madre&lt;br /&gt;l’ultima sarà bella.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Perché bisognerà riassumere&lt;br /&gt;tutti gli sforzi di un desiderio&lt;br /&gt;che nessun sapore di amarezza&lt;br /&gt;saprebbe contenere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;*******&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fermiamoci un poco, chiacchieriamo.&lt;br /&gt;Sono ancora io, stasera, a fermarmi.&lt;br /&gt;siete ancora voi ad ascoltarmi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un po’ più tardi altri giocheranno&lt;br /&gt;a fare i compagni di strada&lt;br /&gt;sotto questi splendidi alberi che ci prestiamo.&lt;br /&gt;</description>
    
    
    
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