David Eloy Rodríguez (Foto, DER)Lo scrittore David Eloy omprenden los Rodríguez, 31 anni, si considera uomo «del sud» e «del suo tempo, come non potrebbe essere altrimenti». Con tre raccolte di poesia sul mercato as palabrae tutta una serie di iniziative sulla poesia, l’azione culturale e la polipoesia, sta per iniziare l primer bun’avventura dentro il mondo della letteratura e la creazione. Aprendo, insieme all’inseparabile amico e poeta José María Gómez Valero, la casa editrice indipendente Libros de la Herida. Un progetto «per vocazione senza un futuo», come gli piace sottolineare, lasciando – senza menzionarlo – la porta aprta a questa ostinata volontà di sopravvivenza di tutto quello che consideriamo precario. «Con i Libros de la Herida, senza perdere il rispetto del lavoro di editore, vogliamo vivere l’universo del Libro da un’altra angolazione. Concependolo come un oggetto, per continuare ad apprendere».


CHICAGO FARENHEIT

La città là fuori si asfissia
in un’ondata di calore
senza precendenti, dicono.
Vedo il calore. Fumo.
E sento il suo passo
e lo ascolto
attraverso i vetri
da una biblioteca rinfrescata
della città di Chicago


Biblioteca Pública de Chicago (Foto, drdrewhonolulu/Flickr)Chrauf (1996) è stata la prima raccolta di poesie, riconosciuta dal premio di poesia dell’Università di Siviglia. Poi, tra altri premi e collaborazioni in compendi poetici e riviste specializzate, ha pubblicato Miedo de ser Escarcha (2000) e Asombros (2006). Nel frattempo ha insegnato in laboratori di scrittura creativa, concependo e rappresentando in tutta la Spagna spettacoli di poesia scenico-musicale. Incidendo anche un disco nel Circo de la Palabra Itinerante, di cui fa parte: un’esperienza di poesia e musica di gruppo ora in stand-by, per tuffarsi in nuove storie e creazioni [polipoetiche|http://es.wikipedia.org/wiki/Polipoes%C3%ADa |es]. «Ho sempre voluto riunire le diverse forme di espressione della parola poetica in azione (scena, musica, performance, ndr), fare ricerca su nuovi mezzi espressivi all’interno della tradizione, per rinnovare e trovare meglio i lettori. Ma non lettori intesi come semplici ricettori del testo, bensì dei complici, amici, compagni di vita». Amici incontrati ovunque, specialmente in Catalogna, una delle regioni pioniere della creazione polipoetica, dove ha avuto maggior successo il suo disco Arte a la idea, opera corale irriverente e di amicizia indisciplinata.


Dev’essere strano
il fiore che fiorisce sul tuo balcone:
cresce, bello e fragile,
tra le sbarre;
è l’unico nella tua via;
è inverno.


«Riflessione per l’azione»

Columnas de la Alameda de Hércules, en Sevilla (Foto, darkimp_666/Flickr)Dalla sua base operativa, nel quartiere tipico di Alameda de Hércules a Siviglia, con una schiera di del profondo sud, tra puttane, ladruncoli, voyeur e studenti a caccia di una sbornia e di una resurrezione psichica, il poeta di Jérez de la Frontera nato a Cáceres proietta al mondo da circa quindici anni la sua passione per il presente, i suoi amici maledetti e tutti i perdenti del pianeta. Ma non è un’immagine già vista e rivista, quella del poeta impegnato con gli ultimi della società? «Ma come si fa a non avere una fissazione per i perdenti!» contrattacca. «Sono, siamo, una maggioranza. In questo sistema che patiamo siamo tutti dei perdenti. Il successo, la vittoria e la fama non sono altro che forme di malinteso e ingiustizia: non è che io voglia essere la voce dei perdenti, ma che mi sembra più giusto affrontare l’esistenza di un conflitto piuttosto che nergarlo. E mi sta più a cuore chi ammette una sconfitta».


Quando la vita è una prigione
tu sei un whiski in prigione.
Quando la vita è una prigione
tu sei il sole alla finestra,
porte aperte.

Un poeta del conflitto

Estampa clásica de Praga (Foto, Xavi Hervás)Occhi da talpa mezza addormentata, il sorriso da Stregatto, anche se senza beffa, Rodríguez è di certo uno dei poeti più iperattivi del nostro tempo. E una delle voci più importanti della letteratura ispanica di oggi. Per la sua concezione particolare della poesia e dell’esistenza come conflitto, che è necessario prendere «dalla riflessione verso l’azione».


ESSI DISSERO

Dissero: “A partire di qui non più.
A partire di qui, vedete,

è acqua pulita”.
Ma noi continuiamo a vedere
LO STESSO FIUME SPORCO.

«Non mi piace lamentarmi tanto. Anche se da bravo spagnolo perdo sempre più tempo del necessario in imprecazioni», riprende per continuare nell’idea che la sua poesia «non vuole ignorare la costruzione permanente di un mondo ingiusto». Non è un po’ tardi per essere poeta sociale? Per nulla. Dimentichiamo le etichette troppo riduttive per questo scrittore che, al massimo, accetterebbe di essere catalogato come “poeta del conflitto” o “poeta della resistenza umana”. Ma non è la prima volta che si trova obbligato a smascherare quelli che sono abituati a collocare il titolo di “poeta sociale” a chi vuole semplicemente denunciare un ordinamento ingiusto «soltanto per liquidare un problema. Si dice che “questo fosse quello che si faceva negli anni Cinquana”. È così che si evita di affrontare la critica contenuta in una poesia».


«Le città sono le esperienze che abbiamo avuto in esse»

Buenos Aires (Foto, dbuc/Flickr)Le poesie di David Eloy sono piene di città. Praga, Chicago, Barcellona, Berlino o Lione sono alcune delle fermate contenute nei suoi versi. Dalle cui arterie il poeta fa circolare una sua personalissima iconografia urbana comvinata con un inconfessato sentimentalismo comico e auto derisorio, proprio come un clown. Insiste: la sua scrittura «è un esercizio di conoscenza della realtà, una ricerca» con cui fa incetta di esperienze. «Uno scrive dell’esperienza vissuta o sognata. La mia esperienza vitale è sempre trascorsa nella città come spazio simbolico e in senso ampio» chiarisce. «E adesso le città sono le esperienze che abbiamo avuto in esse, non i loro monumenti». Per questo nei suoi versi troveremo soprattutto ambienti cittadini, non dettagli tipici o indirizzi riconoscibili. Naturalmente, se avesse vissuto in campagna «la mia poesia sarebbe tutt’altro», sostiene, lamentando il fatto che in Spagna si stia lasciando da parte la poesia rurale. «Questo mi sorprende molto. Siamo quasi tutti figli degli emigrati dal mondo rurale alla città. Ma ignoriamo il mondo rurale. È un errore» precisa «ritenere che solo ciò che è urbano è attuale».





David Eloy Rodríguez (Foto, DER)Ho le viscere altrove.
Il sole è uscito in qualche luogo,
pero yo no estaba.
C’era una bella fonte e luci
e una donna di filo di ferro
e una bocca di allodola sul prato,
camminava sull’erba rossa,

e non c’era.
Difficile istante.
Ho passato la vita dimenticando.
Credo che sia un passo, riconoscerlo.
“Sono David, e sono anonimo,
e ho passato la vita dimenticando”.
Poi sei arrivata tu, e questa è un’altra storia,
e adesso tutto questo non ha niente di divertente.
Ho letto Le Indie nere e Il tulipano nero,
anche se ora non ricordo niente.
Dimenticare è una merda.
Credo di poter tornare insieme a voi
perché dimentico,
seppure è anche perché vi amo,
e perché continuo a non sapere
chi diavolo siete e perché
siete venuti.
Tutti fuggiamo di casa e contempliamo
un inverno triste e complicato.
Facciamo uscire la testa sopra i tetti
e non crediamo di vedere nient’altro che
ferro bianco e terrazze nude.
Erano tempi duri,
e ancora non eri arrivata, allora.
Te lo racconterò come se fosse un racconto
Davanti al fuoco che accenderemo sul letto.
Brucerà tutto quel che siamo stati
e sarà splendido vedere come non siamo stati
più di tutto quello che abbiamo dimenticato.
Spero che trovino allora
il mio corpo sulle rocce.
Restituitemi, infine, al mare,
fate un paradiso
con il dolore della caduta
se vi pare.
È stato così dolce stare solo
al nostro fianco!
Il terribile rumore della notte
sui castelli,
le tormente nei campi,
l’agosto nell’oblio,
le città sconosciute
che furono nostre per sempre,
e la fuga interminabile degli amanti nei cinema.

Il margine come vocazione, l’amicizia come passione

Librería La Fuga, en Sevilla (Foto, UNIA/Flickr)Cosa sorprende di più in Rodríguez? Sicuramente il fatto che, sentendosi tanto comodo nel suo simbolismo urbanista, abbbia deciso di rimanere in una città tanto poco urbana e attaccata alla ruralità, come Siviglia. Per quanto si tratti di un classico nella pleiade delle città europee. Una città amabile ed accogliente, secondo il poeta, a un passo da Cadice – il vero paradiso dello scrittore – e un tiro di schioppo, ora che esistono voli low cost, da Barcellona, Parigi e il resto del continente. «Si tratta anche di una città che permette di respirare, vivere, fare, rimanere ai margini dell’industria culturale, e dalla quale allo stesso tempo posso apportare alla letteratura quello che posso apportare». Tuttavia è possibile che il motivo reale del suo attaccamento a questa città del sud sia l’aver incontrato, qui, alcuni dei suoi «compagni di viaggio più amati». Nello specifico, [José María Gómez Valero|http://lasafinidadeselectivas.blogspot.com/2007/01/jos-mara-gmez-valero.html|es], altro importante poeta della nuova scena spagnola, con cui forma, nell’universo della poesia, una coppia dello spessore dei [Costus|http://www.costus.es/|es] e di [Pierre et Gilles|http://www.optimistique.com/pierre.et.gilles/|fr] nell’arte plastica, o dei fratelli Cohen al cinema. Anche se si tratta solo del livello creativo.


[Pedro del Pozo|http://lasafinidadeselectivas.blogspot.com/2007/02/pedro-del-pozo.html |es] e [Juan Antonio Bermúdez|http://parquedelalamillo.org/poetas/Rese%C3%B1a.asp?Poeta=25|es] sono altri importanti compagni di viaggio di David Eloy, come lo si comincia a chiamare, semplicemente, negli ambienti specializzati e nelle conversazioni telefoniche degli amanti di poesia a Siviglia, Barcellona, Valencia... I suoi nomi sono tanti altri pilastri di quell’amicizia di liceale memoria che il poeta coltiva con affetto e a colpi di camice a righe nei bar, nelle biblioteche e nel salotto del suo appartamente della calle Viriato, nella capitale andalusa. Non senza motivo, il poeta Juan Antonio Bermúdez è una delle novità bibliografiche che ci prepara con la sua casa editrice Libros de la Herida.


La sincerità è il dolore.
Nudi, sotto la pioggia,
come angeli vagabondi
implorando al cielo
che si dimentichi di noi.
Siamo feriti
dal tatto della vita,
dai graffi del desiderio,
dalla fragilità dell’aria
che fugge e muore.



La necessità dell’esorcismo

Nel 1996 pubblica la sua prima raccolta, Chrauf: : raccolta di poesie di un tipo un po’ mascalzone che sceglie di offrire al mondo, in cambio, le sue viscere, senza risparmiare le sue miserie e una certa necessità di redimere le sue passioni attraverso lo stupore e la gioia di vivere. Si tratta di un’opera dalla pungente ironia ed empatia, «che oggi» confessa «quando la rileggo, mi fa invidiare chi la scrisse, il suo coraggio verbale ed esperienziale, i suoi desideri, che non sempre sento di poter riprodurre. È come se fossi stato nella savana a cacciare elefanti, e oggi sfogliassi l’album di foto di quel periodo, ed eccomi lì intento a cacciare quegli strani elefanti». Che significa Chrauf ? Niente. È una parola senza significato, una parola impossibile, come il suono dei corpi che evaporano. «A 18 anni, quando ho scritto la raccolta di poesia, puoi permetterti di tutto. È come un esorcismo». Le sue pagine sono piene di presenze, compagnie, forme concitate, come se venissero disposte per un regolamento di conti, o fatte sedere a una tavola con dei pescecani, ma che finissero per dimostrarsi affetto e abbracciarsi e baciarsi. Il punto culminante è Devoti, nel suo particolare poema dei doni attestato di omaggi alla bellezza del disorientato e di coloro che camminano senza meta.



E che il Chase Manhattan Banck
ha posto un prezzo alla testa
del Gran Subcomandante Marcos
perché è povero e sa troppo
di un russo caduto con il muro,
e s’impegnava a chiedere pane
e a dire pang
con un pugno di selvaggi,
che, si insiste, sono pure poveri,
(sembrerebbe che il fottuto sinistroide
della foresta vergine tenga un poster del Che
nella sua tana scandalosa e pluririvoluzionaria)
e che gli zapatisti (se ce n’è ancora qualcuno
quando leggerai questo) tireranno fuori le loro teste
ferite da sotto i carri armati,
senza riconoscere i molto eretici,
i molto poveri, i sottosviluppati
e mangiatori di lucertole

di boschi devastati,
le parole del profeta Geremia
che dice “Fidatevi di Dio
ma non degli uomini”
(che sono più pericolosi,
aggiungo modestamente)
che il Chase Manhattan Bank
è composto di persone
che hanno fatto colazione con monete e Kellog’s
e aria putrida mentre ticchettavano
condannati allo schermo
del computer sull’attico
guardando i blocchi
e le loro esecuzioni
di persone senza giardino,
senza lavoro fisso, senza catalogazione
classe agiata media mediobassa
media media medioalta,
senza cani vaccinati e con
psicanalista caro e psicanalizzato,
senza giornali vuoti
come l’asfato che rimane quieto
sotto le sue risorse,
senza automobile verso l’indifferenza
e senza due facili opzioni democratiche

(destra ed estrema destra).

È in questo che risiede il motivo che lo spinse a dedicarsi alla poesia. Così racconta Rodríguez, laureato in Comunicazione audiovisiva e Antropologia: « C’è stato un momento in cui mi sono reso conto che molti trovavano un luogo, dentro le mie poesie, in cui si sentivano come a casa loro. Da allora ho capito che non solo era un mio diritto continuare a scrivere poesia come lo faccio, ma anche una responsabilità verso gli altri».


DEVOTI

devoto alla tigre
che mi divora in un abbraccio

devoto al tempo che passa
sopra di noi
come il viaggiatore che visita
la stanza della sua infanzia,
devoto ai fiori
inutili dei parchi
e al dolore dei cristalli
fragili della melanconia,
ai colpi di pietre contro di noi.
devoto agli hotel
dove non sono stato
con una ragazza dalla cintura
profumata di romanza
che non attendeva il mio ritorno,
devoto alla crudeltà
dell’inutile procedura
equinozio e scenario
dei pianti
e delle notizie
che non arrivano da satelliti
devoto alla ragazza
con sangue e fango
sulle ginocchia,
alle lettere di Praga,
al sud di ogni luogo,
all’usura, alla rottura,
alle lettere di qualsiasi luogo,
alle navi, al vino analcolico
che ritorna nel tuo ricordo,
assurdo come l’oscura luce
dei cinema dove si baciano
gli amanti, i dubbi, gli attori.
devoto agli angoli delle strade,
all’immagine desiderata,
alle orecchie,
al diario di speranze
che continuamente scrivo
e dove non compaio mai.
devoto ad un addio
che rincorre il petto degli uccelli
di cielo in cielo
verso i soli
nostalgici dell’equinozio,
devoto ai binari
su cui circolano
gli elefanti ambiziosi
di selva e di sorriso
devoto al vento che porterà
i nostri nomi
dentro molte speranze,
devoto al ballo senza ritmo
che balliamo ogni notte
in un altro luogo,
devoto a chi mi ha voluto
perché mi vedo obbligato a chiedergli
perdono in qualche punto,
devoto a tutte queste sere
perché perdono quasi tutto
di quello che portavi
ingarbugliato nei tuoi capelli

i tuoi capelli

i tuoi capelli
che ancora ricordo.
devoto a sapere parole nella tua lingua
che è quella del silenzio
che non capiscono i pianeti
perché si sbagliano
sciocchi sciocchi sciocchi
non capiscono
devoto a una parola piena di pesci
che vado cercando
e alla frase precisa nei caloriferi
e negli aeroporti,
devoto al mare che giace
nei colpi bruschi dei battiti
dei corpi morti,
devoto al cammino, al cammino su terra fresca
e a pagine di libri
in città immerse,
devoto ai castelli
che mi sono impegnato a cercare
nonostante previsioni annuvolate,
ai raggi indefiniti
dei televisori avariati,
ai riparatori di stelle
e di domeniche che i lunedì
si chiudono tristemente
nei bar dove non arriva
nient’altro che tristezza.
devoto ad un’ora
guardando l’orologio invisibile
del mio corpo
al quale da tempo non penso
e poi non servono
tante parole
tranne che perché tu mi veda
con le dita macchiate di pittura e d’illusioni.

Paura di chi ha paura

Arrivati al nuovo secolo, dopo essere stato insignito del prestigioso premio Surcos de Poesía, pubblica Miedo de ser escarcha. , una raccolta di poesie molto diversa dalla prima nella morfologia dei pezzi e nella liquidità palpabile distillata da alcune poesie, che annunciavano un militantismo più pungente, più organizzato. Un militantismo in favore di quella “erba nel pavimento” con ansie di testimonianza del dolore comune, di scagliarsi contro i simulacri e i poteri che li sostengono, di cui si parla in uno dei suoi testi. Ora molte delle sue poesie sono brevi, dal tono aspro. Dirette. «Non per aver rinnegato le poesie lunghe, ma perché le poesie brevi ci chiamano più rapidamente» spiega. «E restano poi a bollire per molto tempo dentro di noi».


MARAT – SADE, 1998

Il problema adesso
è che ci sono molti vigilantes
e pochi matti.
Il problema adesso
è che la gabbia è
all’interno dell’uccello.

Per il resto conserva accentuata la sua particolare inclinazione all’ironia e alla rottura clownesca della logica. In particolare, nelle poesie Cartógrafo III e Bebedores, in cui si percepisce con maggiore facilità il suo piacere di mettere sulla tavola le contraddizioni ridondanti della vita delle persone, la sua necessità di mostrarle, segnalarle, adottarle e, senza asprezza, tirarle per le orecchie.


IL CARTOGRAFO III

Faceva il bagno felice nei fiumi
delle mappe,
nei nomi dei fiumi
delle mappe.
Sapeva che era un fiume, com’era,
a cosa assomigliava.
Ma mai, mai,
si era bagnato in uno.



BEVITORI

Il bevitore di sangue,
il bevitore di notti,
il bevitore di schiuma di donna.
Quello che chiude i bar,
quello che li apre.
Quello che non rinuncia a niente,
quello che esaurisce la vita
finché fa male, e fa male.
Il pazzo, il santo, il saggio,
il primo bevitore,
quello che resta solo:
quello che beve.


«Non capisco perché nell'ambiente accademico si disprezza il comico nella poesia. Il senso dell’humor è sempre in quello che rimane durante i secoli nella letteratura spagnola: la Celestina, il Lazarillo de Tormes, il Don Chisciotte, tutto Quevedo, ecc. Detto questo» avvisa «non voglio che la mia posia sia cinica. Non mi piace rifocillarmi nella violenza dell’amarezza disfattista. La poesia non è uno sfogo, ma una leva per la riflessione e l’azione, e quest’ultima, a volta, è incompatibile con lo sfogo».


RASO IL CIELO

Dopo una lunga calamità
che non ha sterminato tutti.
Dopo una notte oscura,
un cielo scosceso,
un’aria feroce,
una calamità vorace
che non ha sterminato tutti,
gli alberi che rimanevano,
dalle radici melancoliche,
alzarono i pugni
pieni di vento.

«Cerco di perdere rispetto verso il futuro»

Dopo la pubblicazione, nel 2006, della sua terza raccolta, Asombros, , elaborata dialogando con il pittore Miki Leal, Rodríguez si profila come poeta in toto, i cui testi sono stati ripresi, nel frattempo, nelle canzoni del cantautore Iván Mariscal o in numerosi compendi spagnoli e latinoamericani, la più recente di queste Once poetas críticos en la poesía española reciente,, del 2007, antologia diretta dal poeta di Valencia Enrique Falcón. . E il futuro? «Scrivere. Senza progetti né pressioni. La mia relazione con il futuro è insignificante. Nella misura in cui me lo meriti, cerco di perdere il rispetto per il futuro, di non considerarlo: spesso serve a dare paura, e io preferisco guadagnarmi il presente».


Non fummo mai eroi.

Non saremo eroi.
Figli di perdenti
con la disfatta nelle vene.
Soldati senza gloria
in territorio nemico,
leccandoci le stesse ferite,
applicando gli stessi rimedi.
Bambini che tirano pietre
ai treni
Balene catturate
Pronte a resistere.



Stenditi sul suolo.
Guarda il cielo.
Non ti muovere.
Non respirare.
Vedrai presto
planare
gli avvoltoi.



Macarrones con tomate, el plato preferido de David Eloy Rodríguez (Foto, Ibán/Flickr)Un autore spagnolo: José María Gómez Valero
Un libro di poesie: Todas las Puertas abiertas (Pedro del Pozo
Un autore in lingua non spagnola: Rilke
Un'autrice in lingua spangola: Isabel Escudero
Un'autrice in lingua non spagnola: Emily Dickinson
Un libro in lingua non spagnola: tutti i libri di Rimbaud
Una città per fuggire: Buenos Aires
Un'attrice del cinema: Emmanuelle Béart
Un attore del cinema: Marlon Brando
Una lingua che vorresti imparare: tutte
Un Paese europeo che rifuggi: Austria
Il maggior inconveniente della costruzione europea: che le sue priorità siano gli interessi del capitale
Il maggiore vantaggio della costruzione europea: Avvicinare le persone
Un personaggio storico che ti ha impressionato:: Gandhi
Un personaggio attuale che ti ha impressionato: Agustín García Calvo
Una riforma politica urgente: Salario minimo universale
Una libreria: La Fuga (Siviglia)
Un bar: Las Sirenas (Siviglia)
La metropoli che ti piace di più: Barcellona
Una città che detesti: Non credo di detestare
Un quadro che porteresti a casa: Qualsiasi quadro di Francis Bacon
Un gruppo musicale: The Doors
Un film: Il mangiaguardie (Claude Faraldo)
Un'impresa militare que ammiri: Nessuna
Il tuo piatto preferito: Maccheroni al pomodoro
Un nome di donna che ripeti spesso: Il mio avvocato mi ha proibito di rispondere a questa domanda
Qualcosa che vorresti dimenticare senza raggiungere: “Solo una cosa non esiste, ed è l’oblio” (Borges)



SCENDE LA NOTTE

C’è un racconto di Asimov che parla
di un pianeta con due soli
dove mai si faceva notte
tranne una volta ogni mille anni.
allora tutti rapiti
(il cielo era d’inedite stelle)
diventavano completamente pazzi.
Così è la vita.



Se arrivi di mattina presto in una città,
mettiamo a un distributore di benzina nel circondario
di quella grande città, mettiamo Berlino,
o Lione, o Barcellona,
e hai solo un numero di telefono,
e sono le 3 di notte.
- un numero di telefono,
un focolare, un amore, tutto,
pendente da un macabro filo,
da un numero di telefono di sette cifre-
e non sai né dove sei,
e hai sonno, tanto sonno,
e poche speranze,
solo un numero di telefono
e voglia di pregare,
allora
la cabina telefonica
è il Faro d’Alessandria,
il raggio che penetra nella tormenta,
l’unica compagnia,
un’amante crudele,
ma un’amante, almeno,
tanto luminosa e calda
nella notte paurosa,
nella notte oscura,
interminabile.


Libri: Chrauf (Ediciones de la Universidad de Sevilla, 1996) Miedo de ser escarcha (Qüasyeditorial, Sevilla, 2000) Asombros (César Sastre Editor, colección Carne y Sueño, Sevilla 2006) Recopilaciones: Voces del extremo: Poesía y conflicto (Fundación Juan Ramón Jiménez, Moguer, 2001) No doblar las rodillas: siete proyectos críticos en la poesía española reciente (Universidad de Chile, Santiago, 2002) Poesía de la conciencia (Zurgai, Bilbao, 2003) Punto de partida (Universidad Nacional Autónoma de México, 2006) Once poetas críticos en la poesía española reciente (Ediciones Baile del Sol, 2007)



I VIAGGIATORI

Come ci mancano, i viaggiatori.
Appena se ne vanno,
e già è tardi.


Crediti fotografici: David Eloy Rodríguez (Pepo Herrera); Biblioteca pubblica di Chicago (drdrewhonolulu/Flickr); Colonne di Ercole (darkimp_666/Flickr); Vista di Praga (Xavier Hervás); Buenos Aires (dbuc/Flickr); Maccheroni al pomodoro (ibán/Flickr)

Comments

Add a comment

HTML code is displayed as text and web addresses are automatically converted.

This post's comments feed