El poeta español Antonio Gamoneda, ganador del Premio europeo de literatura y el Premio Cervantes 2006 (foto, elenac/flickr)«Talvolta ho il sospetto che la miglior poesia europea si trovi in Portogallo». Parola di Antonio Gamoneda, nientemeno che vincitore del Premio Europeo di Letteratura e del Premio Cervantes, il riconoscimento letterario più importante nella comunità ispanofona nel mondo: i due premi ricevuti nello stesso anno. Quanto alla produzione letteraria spagnola ha una sua opinione ben precisa. «Credo che la Spagna non abbia un ruolo determinante nella letteratura europea. E che, in fin dei conti, non abbia un ruolo determinante nemmeno nella poesia europea».

Un poeta provinciale

Essere stato premiato con premi di questo tipo ha rivoluzionato la tranquilla vita di questo autore, che si definisce «poeta provinciale». Cresciuto nella durezza della Guerra Civile, oggi il poeta cerca momenti di tranquillità tra i molti viaggi e riconoscimenti. «Sono riuscito a chiudermi totalmente in me stesso per lavorare nei treni, anche se non è come lavorare a casa». Uno di questi viaggi l’ha portato poco tempo fa a San Roque, paesino andaluso, non prima di aver toccato Grecia, Italia e alcuni paesi arabi.

Gamoneda riflette prima di rispondere. Misura le parole lentamente, ma con una lucidità vivissima che ben si confà all’immagine del suo volto vissuto di decenni di letteratura e di ricordi di bambino. La raccolta delle sue memoria uscirà in questi primi mesi del 2008. «In teoria sono finite, ma mi conosco, e so che in qualsiasi momento posso decidere non di correggere, ma perfino di riscriverle. Sto anche aspettando una relazione giuridica favorevole per queste memorie: in esse infatti non si nasconde nessuna verità, comprese quelle che vanno contro il memorialista stesso, ma ci sono anche fatti imputabili a terzi».

Che opinione ha un poeta di quest’età di fenomeni come internet e la globalizzazione? «Non ho mai visto una pagina internet, né so cosa sia. Credo che in provincia un poeta possa trovare la solitudine di cui ha bisogno senza perdersi né opporsi all’amicizia e alla solidarietà nelle relazioni umane in termini generali». Tuttavia nella sua vita è la solitudine a predominare. «Penso che tutto quello di cui ha bisogno un poeta sia solitudine, silenzio e fogli bianchi».

Testimone della Guerra Civile spagnola

Della difficile epoca della Guerra Civile Spagnola il letterato ricorda che vedeva passare ogni giorno le corde di prigionieri sotto casa. «Andavano sempre da una parte. E non li vedevo tornare mai». Tra le urla sconsolate delle donne, i cui mariti erano stati deportati a qualsiasi ora della notte.

Esperienze queste, che associate alle umili condizioni in cui viveva, hanno fatto in modo che Gamoneda si formasse una visione particolare dell’esistenza. Portandolo, negli anni Cinquanta, a far parte di un movimento, quello della poesia sociale spagnola, per poi separsene e rimanere distaccato da etichette e classificazioni di studiosi dell’arte letteraria. «La poesia è un’arma carica di futuro, come diceva lo storico poeta sociale spagnolo Gabriel Celaya. Il povero Gabriel, persona squisita, non si rendeva conto che stava dicendo quasi la stessa cosa che diceva José Antonio Primo de Rivera, tra gli ideologi del fascismo spagnolo, quando affermava che «solo i poeti sono in grado di cambiare i popoli». Entrambe le affermazioni sono false. Magari potesse essere così! Così, invece, non è. La poesia non è in grado di cambiare la società o la storia, non è uno strumento. Quello che sa fare è affinare e rendere le coscienze più forti. Crea una qualità di pensiero legata all’osservazione e alla critica dei fatti. E ha a che vedere anche con il desiderio che questi siano al tempo stesso belli e giusti».

La vita degli odori

Dal suo mondo personale, nelle sue memorie intitolate Un armario lleno de sombras (“Un armadio pieno di ombre”, ndr) spicca un’immagine, un odore che riporta in vita un essere scomparso. Una fragranza che viene da questo stesso armadio che dà il nome alla sua biografia: «Mia madre morì, e quell’armadio rimase chiuso due o tre anni. Un giorno, ero solo in casa, ho aperto l’armadio, e quello che c’era dentro era una grande oscurità. La stessa camera era al buoi. L’armadio non riceveva luce, rimaneva pieno di ombra. Ma in quell’armadio io ho ricevuto una delle sensazioni e una delle esperienze più forti della mia vita. Aprendolo, mettendoci dentro la testa, ho recuperato l’odore di mia madre viva, che era rimasto impregnato lì dentro. Era morta da tre anni, ma ho percepito l’odore che aveva in vita. Un momento di fortissima commozione. In qualche modo, rivedere il contenuto di quell’armadio mi ha portato ad una volontà di ricupero dei ricordi».

Pubblichiamo qui due poesie di Antonio Gamoneda

Cado sopra alcune mani
Quando ancora non sapevo
che vivevo in delle mani
passavano sul mio volto e il mio cuore.

Sentivo che la notte era dolce
come un latte silenzioso. E grande.
molto più grande della mia vita.

Madre:
eran le tue mani e la notte insieme.
Per questo quell’oscurità mi amava.

Non me lo ricordo ma è con me.
Dove io esisto più, nel dimenticato,
stanno le mani e la notte.

Talvolta,
quando la mia testa è appesa sopra la terra
e non ne posso ormai più ed è vuoto
il mondo, talvolta, sale l’oblio
ancora al cuore.
E m’inginocchio
a respirare sulle tue mani.
Scendo
e tu nascondi il tuo volto; e sono piccolo;
e le tue mani sono grandi; e la notte
viene di nuovo, viene di nuovo.

Mi riposo
dal mio essere uomo, mi riposo dal mio essere uomo.

*****

Quantità di tempo
situano quantità di suono.
Ascolto al di là della morte.

La musica si alza
da un pozzo di silenzio;
è coltivazione d’aria
in timpani di fuoco

ed è entrato in me.
Ora è musica il mio pensare.


Gamoneda riceve il Premio Cervantes


Intervista di Jorge Guérrez Torrejón - Huelva