Thomas Nispola, surrealismo contemporaneo
By Annarée on Friday, March 7 2008, 16:57 - Profili - Permalink
This post is also available in: Catalan Spanish French PortugueseTra Allan Poe e Verlaine, passando per la generazione del Ventisette. Thomas Nispola, voce contemporanea di Tolosa, ci offre i suoi inquietanti versi.
Thomas Nispola ha gli occhi irriverenti dei giovani poeti. Giornalista di Tolosa, redattore a Radici, rivista multilingue di cultura e attualità italiane, a diffusione francese, sa tenere gli occhi bene aperti sul mondo: e offre uno spaccato della società attuale attraverso i suoi versi taglienti. Senza dimenticarsi della tradizione culturale francese, inglese, spagnola: un mix europeo che si è concretizzato al Trieste Poetry Slam di quest’anno. Le sue immagini surrealiste ci trapanano la testa come immagini di Buñuel e del suo Perro andaluz. I suoi nevermore rimandano ad allitterazioni in sospeso tra Edgar Allan Poe e Paul Verlaine. A tratti ironico, a tratti angosciante, fa rivivere all’uomo moderno le angosce esistenzialiste attraverso i suoni metallici e discordanti dei suoi versi. Contribuendo a restituire, chissà, un ruolo concreto ai poeti, spesso considerati ai margini della società. Pubblichiamo qui due sue poesie lette in occasione del Trieste Poetry Slam.
C’è un’altra persona
C’è un’altra persona aldisopra del mio occhio
C’è un’altra persona nel davanti della mia testa
L’ho detto
L’ho detto perché si sapesse
L’ho detto perché non si faccia come niente fosse
C’è un’altra persona aldisopra del mio occhio
C’è un’altra persona difronte alla mia testa
Idealmente, non ci sono per nessuno
Nel mio ideale, nessuno è qui per me
Per il mio ideale, percorro i sentieri di una montagna secca
E il mio cane è figlio del Messico
Nel mio ideale, sono il sardo che s’inclina un po’ verso la terra
Il sardo che si serve le labbra giunte
Perché sa che non si parla con la terra
Ma neanche con gli uomini
Nel mio ideale, il tempo diventa quello di una radice
Il tempo diventa il tempo di una radice che entra in un’acqua che entra in un uomo
E che cerca l’intruso
Giacché conosce le tacite reti che legano la pancia all’anima e il fegato alla parola
Il mio ideale, sono io in una città che marcio e macino il modo di disarcionare gli stronzi
Sono io che cammino e rumino il modo di dire cos’è un arnarco
Sono io che marcio e divento un po’ meno marcio
Ogni passo mi avvicina alla velocità della luce
Ogni passo prolunga un po’ la mia vita
Da quando i miei piedi hanno deciso per la mia testa
Da quando il tempo non ha più padrone
Da quando sono alla mercè del tempo, al suo servizio, tra le sue mani buone
Talvolta poggio un po’ la testa sul petto del mio ideale
Per contemplare l’orrore dei padiglioni e il pretesto dei gitani
Per vedere i cerchi tracciati nei campi che hanno fatto l’uomo
Quei campi che ora fanno i polli!
Ho la testa reclinata per vedere questi cerchi
E i cerchi di allucinazioni che si disegnano nei tuoi occhi quando ti parlo
Eppure ti chiedevo di stare qui
Guardo intorno a me. Non sono nei cerchi
Quando finiscono di parlarmi
E di uno schizzo rosso che zampilla dalla testa
Mi alzo rapido e me la filo.
Perché nessuno parli in mia vece
A chi mi è simpatico, che si è tatuato la guancia.
Noi non siamo più poeti
Noi non siamo più poeti
Corvi noi siamo
Noi non siamo più poeti
Corvi noi siamo
Non siamo più poeti
Corvi noi siamo
E ti scrutiamo dall’alto
Noi non siamo più poeti
Corvi noi siamo
E ti scrutiamo dall’alto
Noi non siamo più poeti
Corvi noi siamo
E ti scrutiamo
Noi non siamo più poeti
Corvi noi siamo
E ti scrutiamo dai campi nei quali spigoliamo
Mentre tu passi con la tua
il diritto
di circolare
in automobile
Noi non siamo più poeti
Corvi noi siamo
E ti guardiamo mentre entri nelle scuole nelle domeniche di maggio
Mentre spiegazzi undici fogli
E scegli il capo di una moltitudine
Noi non siamo più poeti
Corvi noi siamo
Non abbiamo un leader noi
ci conoscono
non ti hanno mai visto
Noi non siamo più poeti
Corvi noi siamo
E pare inoltre che noi corvi si viva a lungo vero?
Tu non saprai mai
Preferisci mettere tra te e
Un paraurti
Applausi, ragioni d’esistere
Consiglieri dell’ufficio di collocamento, fili, fili, fili
Preferisci tra te e
noi
e giornate
e René Char incellofanati
Noi non siamo più poeti
Corvi noi siamo
E le lingue non c’imprigionano
Le lingue ci sciolgono e noi le sciogliamo
Impossibile prenderci in ostaggio insieme ad una lingua
Noi non siamo più poeti
Corvi noi siamo
E ci ritroviamo talvolta
In tre in sette o in centomila
Noi non siamo più poeti
Corvi noi siamo
E ci caviamo gli occhi da soli
Per sfuggire alla tirannia dell’arcobaleno
E liberare lo spettro
Noi non siamo più poeti
Corvi noi siamo
E ti veniamo dietro
Quando sei per strada insieme a tuo figlio
Quando gli spieghi la vita
Noi non siamo più poeti
Corvi noi siamo
E dalla tua finestra entriamo una sera
E ad ogni tua domanda
Risponderemo ormai
Nevermore
(Traduzione dal francese di Anna Castellari)
Tutti i primi martedì del mese, Thomas Nispola e l’associazione Hélicon organizzano serate di poetry slam nel caffè “Le Celtic” a Tarbes (Hautes-Pyrénées). «Con Hélicon, cerchiamo di diffondere la cultura, di lasciarla fare a chi se la sente e di superare le divisioni dii stile e di generazione» afferma Nispola. Sono tutte serate gratuite o a participazione libera: slam, proiezioni di film in presenza del regista, serate funk, presto anche teatro ed altro.
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